Disclaimer: Edward, Alexander, Rosalie e tutti i loro piccoli amici sono miei, in un certo senso... ma questo è quanto.

Note dell'autore: Okay! Eccoci col capitolo tre. XD E per tutte quelle persone che stanno leggendo solo qui, avete perso un capitolo BONUS allegramente sconcio. Sì, avete capito bene: un'inutile Nc-17 four-some tra Ed, Edward, Al e Alex nel Portale (In un sogno).

Se volete averla tra le mani, cercate la community su livejournal Elricest (è facile da trovare con google), e scorrete un po' le pagine. È sotto la pagina dei post recenti, ed è scritto da me: moonmaiden36. X3

Ovviamente, anche se non volete leggerla va bene. Verrà solo menzionata VAGAMENTE in questa storia a capitoli – non perderete niente, promesso. (A parte la lemon, ovviamente.)

Dopo di che, spero vi piacerà il capitolo tre!

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Non so davvero quando sia successo.

Dico, di innamorarmi di Alex. Non è una cosa che succede spesso, neanche ai gay. O almeno credo – sono andato a caccia di libri e film su omosessuali-che-vogliono-fottere-i-loro-fratellini-senza-un-motivo in libreria, ma ne sono uscito con un niente. E tutti sappiamo che autori e sceneggiatori non vedono l'ora di scrivere sulle cose più spinte che possano pensare.

Forse questo è in qualche modo troppo spinto, anche per loro, o forse non ci pensano affatto.

Quindi non so quanti possano essere i casi comparabili al mio. Vorrei poter dire che è stato 'amore a prima vista' – perché sapete che quelle situazioni non funzionano mai, e quindi potrei giustificarlo così. (Davvero. Guardate Cenerentola un paio di mesi dopo il finale della storia e vi giuro che le cose non saranno proprio così felici come sono sicuro lei ha pensato che sarebbero state.) Ma no, infatti, io ho odiato Alex per anni. Siamo molto vicini di età, ed è difficile fare il fratellone con qualcuno che è più sveglio di te. Davvero – potreste pensare che avessi qualche vantaggio, essendo più alto e forte, ma quando il tuo avversario ha il cervello, senza menzionare, essendo poi sempre malaticcio, l'avere mamma e papà dalla sua parte...

Beh, diciamo solo che Alex vinceva la maggior parte dei nostri litigi nei primi anni. Se io alzavo il pugno, lui tossiva in cerca di aiuto, e io ero fuori gioco. Dio, avrei potuto ucciderlo. E ricordo distintamente che speravo che le caramelle della torta del mio quinto compleanno gli facessero prendere la varicella, vendetta per tutta la gioia che aveva avuto vedendomi soffrire per la stessa malattia.

Ma ovviamente lui è stato uno dei pochi fortunati bastardi che con la varicella non ci ha mai avuto a che fare. Era da immaginarlo, no? Anche se si era preso l'influenza un bel po' più di volte rispetto a me... suppongo sia lo scambio equivalente.

Fino a quando Al aveva sei anni, eravamo sempre l'uno al collo dell'altro. Lotte, colpi, morsi, pugni, calci... oh, ovvio, qualche volta andavamo d'accordo – quando visitavamo il nonno, quando mamma e papà erano nella nostra stessa stanza, quando Rosalie piangeva, o quando volevamo stare svegli fino a tardi tutti e due. Ma ci facevi vedere un biscotto? Eravamo a terra, pronti ad uccidere per averlo.

... Forse è in quel momento che è iniziata. La mia “cotta” per Alex, ecco. Durante tutti quei litigi.

Perché dopo un po', lui finalmente rispondeva alle mie provocazioni. Infatti, compiuti i quattro anni, aveva smesso di sbraitare per cercare l'aiuto di mamma e papà – era pronto: piedi piazzati, pugni serrati. E Dio, è bellissimo quando è arrabbiato: il viso arrossato, le labbra contratte, gli occhi argentati brillanti come mercurio. Poteva togliermi il fiato. Anche letteralmente, da quel punto di vista – ha davvero un pugno forte. E io adoravo litigare con lui. Diamine, cominciavo anche a rendermi conto di provare un crescente rispetto per lui... che poteva prendere un colpo, ma non smetteva mai di provare. Che non si arrendeva mai.

Alla fine, penso che anche lui realizzò la stessa cosa. Cominciò ad ascoltarmi di più. Ad obbedire, ogni tanto, quando gli chiedevo gentilmente di fare qualcosa.

E trovavo che il suo sorriso fosse anche più adorabile del suo broncio.

Ovviamente, ora posso fare una lista infinita delle cose che amo di lui – la sua risata, il suo arrossire, la sua intelligenza, la sua onesta... quant'è carino quando dorme... tutte quelle cose scontate e sdolcinate di cui parlano sempre nei film...

Ma a dispetto dei film...

Beh, è mio fratello. E se autori e sceneggiatori non vogliono parlare di incesto gay, perché dovrebbe volerlo lui?

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Skeletons

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Il Fudo High non era una delle peggiori scuole al mondo – di questo, Alexander ne era sicuro. Gli insegnanti erano abbastanza simpatici, gli studenti relativamente amichevoli, e la terra intorno era fresca e verde. Non avevano mai troppi compiti, e c'erano tantissime attività extrascolastiche alla portata di tutti. Diamine,persino le loro divise non erano così orride: gonna scozzese per le ragazze e pantaloni scozzesi per i ragazzi, con una camicia bianca e abbottonata, cravatte abbinate. Rosalie sembrava una dea nella sua divisa, Edward un supermodello... Personalmente, Alex pensava che sembrasse un cretino, ma comunque non importava. Dei tre Elric, lui era quello meno popolare. Non che fosse odiato, o qualcosa di simile: aveva dozzine di amici. Ma non c'era da nessun'altra parte qualcuno amato come Rosie – che aveva praticamente tutto il primo anno al suo comando – e Ed,che, a discapito dello sbandierare le sue preferenze sessuali a tutto il sistema educativo, continuava ad avere l'intera orda di ragazze che sbavavano per lui (e anche una buona percentuale di popolazione maschile.)

Nonostante ciò, Alexander odiava quel posto. E non, come gli era stato detto dai suoi genitori, solo perché era noioso – che non era proprio una bugia, non aveva nessuna stimolazione accademica o qualcosa di simile in quel buco del cavolo -

Ma perché non poteva sopportare di avere a che fare con le ammiratrici di suo fratello. O, diavolo, anche con suo fratello in generale.

Oh, non era tutta colpa di Edward, ovvio. Era palesemente attraente, non c'era nessun altro ragazzo nella scuola che potesse resistere al suo sguardo (tranne, forse, Todd Multare, ma tutti sapevano che Lisa Nightingale aveva messo i suoi occhi ambrati su di lui, e di conseguenza le altre lo avevano lasciato in pace -per paura della sua famigerata collera), e aveva quella fastidiosa tendenza ad essere carino con tutti, sfigati e popolari allo stesso modo.

Ed era una rottura.

Almeno per Alex. Dato che era colui a cui erano dirette tutte le domande. 'Qual è il suo colore preferito?' Blu. 'Dove bazzica di solito?' Nel seminterrato. 'Il sabato è impegnato?' Non lo so. 'Brillerà nella prossima partita?' Probabile. 'Uscirebbe con me se fosse etero?' Come diavolo dovrei saperlo?

E così continuava. Avanti e avanti, finché Alexander non riusciva più a sopportarlo, finché non avrebbe voluto prendere a pugni in faccia ogni ragazzina petulante. Per questo passava molto tempo da solo, cercando di contenersi – mangiando il suo pranzo da solo su una collinetta erbosa vicino al campo da baseball. Trovava che lo aiutassero a restare sano, quei momenti passati in solitudine: guardare i suoi compagni giocare mentre mangiava il suo PB&J o leggeva un libro. Sempre la stessa solfa... giorno dopo giorno.

'Odio questa scuola', sibilò scuro, mordendo sonoramente una mela. Strizzò gli occhi leggermente alla visione di un ragazzo basso e lentigginoso di nome Gary che correva dietro un pop fly. (Anche se non era arrabbiato Gary tanto quando con la sua sorellina, Anna, che era stata la vittima più recente del carisma indelebile di Edward. E ora lei soffriva per l'immortale desiderio di “mangiarlo con un cucchiaino.”) 'Dannazione, fratellone, a volte penso che tu lo faccia apposta solo per irritarmi.' Alexander camuffò uno sbadiglio come il suo stomaco fece un'imbarazzante capriola, lasciando cadere la mezza mela dentro il sacchetto di carta con una smorfia. Poi si fece cadere all'indietro, disperato.

“…”

Il cielo era bello quel giorno, un azzurro brillante macchiato da riccioli di nuvole. Probabilmente Ed era fuori a disegnare, come faceva sempre in belle giornate come quella durante la paura pranzo... e nella sala da studio... e in ogni altra classe in cui poteva entrare per farlo. Al cercava di non pensarci. Suo fratello era decisamente troppo tra i suoi pensieri, e non aveva nessun diritto di essere arrabbiato con lui per cose di cui non aveva colpa. Che cos'era, comunque, geloso? Non delle attenzioni – non era mai stato uno che desiderasse essere contestato o desiderato. E ovviamente non aveva nessun diritto di voler tenere suo fratello maggiore tutto per sé. E oltre al fatto che non fosse giusto, non era davvero neanche... beh, normale.

Alex aggrottò le sopracciglia, strizzando gli occhi chiusi contro il sole luminoso. Gli faceva male la testa... 'Io NON ho una cotta per Edward,' disse il ragazzo tra sé e sé, anche se il veleno dietro le parole si era seccato in gola, rimpiazzato da stanchezza. Così stanco... ' È solo lo stupido diario del nonno che mi gioca brutti scherzi...'

Parlando del quale...

Si mise di nuovo a sedere, la coda di cavallo strusciava contro l'erba ai suoi movimenti, mentre raggiungeva la sua borsa nera. 'Dove l'ho mes-? Ah.' Era lì, infilato nella tasca frontale – sembrava innocente e in qualche modo costoso nella calda luce dei primi giorni d'autunno.

Guardandolo con sguardo esitante da entrambi i lati, Alexander permise al libro di cadere aperto sul suo grembo, riprendendo a leggere da dove aveva finito l'ultima volta.

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Ottobre, 1921

Caro Al,

Scusami, lo so, è da mesi che non scrivo. Ma davvero, non c'è niente da dire. Passo tutto il mio tempo a cercarti – nelle strade, nel cielo, nei miei sogni. Sto appassendo, Alphonse. So che dovrei andare avanti, lo so che devo – ma è difficile svegliarsi al mattino, preferirei solo stare a letto finché non muoio.

O finché non congelo. L'autunno è brutale, qua.

Heiderich ha fatto il possibile per mantenermi sano. Davvero. Mi ha portato via dal letto, mi ha costretto a mangiare, e preso a calci per tutta la strada fino a lavoro. Deve stancarlo davvero tanto, avere a che fare con me. Infatti, penso che lo stress a cui l'ho costretto lo stia finalmente divorando. Sembra che stia per avere un raffreddore. Di sicuro sta tossendo un sacco, comunque.

Gli preparerò una minestra quando torna a casa. Spero di non mandare a fuoco la cucina.

Oh, eccolo.

Scriverò presto, Al. Lo prometto.

-Ed.

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'Mi chiedo quanti anni durano questi appunti..?' pensò vagamente Alex, mentre poggiava pigramente il mento nella sua mano. Starnutì, tirò su col naso, poi scosse la testa per riprendersi. La sua pancia brontolò ancora una volta in modo strano. 'All'inizio pensavo che avrebbero coperto un anno, ma il nonno sicuramente non scriveva tanto. Solo una volta al mese – quando capitava. Eppure credo che non avesse così tanto da dire, tranne che gli mancava Al.' Il moro aggrottò la fronte, mordendosi il labbro inferiore. 'Mi chiedo cosa direi in una lettera se io e Edward venissimo separati...?' Non aveva tanto da pensare. Sarebbe stato troppo preoccupato a cercare di ritrovare suo fratello, non di stare seduto a deprimersi per la situazione difficile. E Alex poteva solo immaginare che suo nonno si sentisse allo stesso modo.

Più o meno.

Tranne che il loro nonno sicuramente era sdolcinato, mentre parlava di quanto suo fratello gli mancasse.

'Forse amava davvero quel – qual era il suo nome? Alphonse?'

Alexander arrossì quando l'idea gli attraversò la mente, scuotendo istintivamente la testa. “Non può essere,” mormorò monotono, la sua voce suonava in qualche modo rauca, anche per le sue stesse orecchie. Tossì. Che diavolo gli stava succedendo quel giorno? “Voglio dire... ha sicuramente sposato qualcuno... giusto?”

... Giusto?

Pensandoci Alex non riusciva – per quel che aveva vissuto – a ricordare nessuno che dalla parte di suo padre venisse chiamato 'nonna'. Sbattendo lentamente le palpebre (e in uno stato di leggera confusione) a quella improvvisa realizzazione, il ragazzo si raddrizzò. Loro AVEVANO avuto una nonna dalla parte del papà? Non ci aveva mai pensato. Erano cresciuti conoscendo nonna Walz dalla parte della madre, ma non era mia stato necessario per lui sapere che avevano bisogno di averne un'altra.

Il moro era in procinto di alzarsi per andare a cercare il suo fratello maggiore per renderlo partecipe della sua opinione quando, dal nulla, sentì una voce familiare canticchiare quella che sembrava essere una canzone di Phil Collins. Sembrava perché lo era. E c'era solo un ragazzo che avrebbe cantato una canzone di Tarzan in pubblico (senza dover trincare quantità eccessive di liquore).

Why can’t they understand the way we feel? They just don’t trust what they can’t explain. I know we’re different but, deep inside us, we’re not that different at all.

Ed.

Mettendosi sulle ginocchia e strizzando gli occhi al sole, Alex si voltò alla sua destra-

E lì, nella collina di fronte a lui, c'era Edward. La sua cravatta allentata, i primi due bottoni della sua scamicia sfibbiati, e il suo album aperto e appoggiato sulle sue ginocchia; sembrava messo in modo da poter guardare Alexander; una ipotesi che si rivelò essere vera quando lui sollevò il suo sguardo caldo dal suo disegno. Erano incollati al suo viso.

Alex, nonostante tentasse di fermare le sue lotte interiori, sentì una vampata di calore in viso.

Ed in cambio sorrise, agitando la mano. “Hey, Al!” lo chiamò innocentemente, in un brodo di giuggiole. “Ho quasi finito, vuoi vedere?”

Um...” Alexander esitò, ancora in qualche modo sorpreso (e un po' infastidito per essere stato preso alla sprovvista. Che cosa stava facendo Edward lì?), prima di scrollare le spalle e avvicinarsi a lui. (Ignorò il modo in cui il mondo girava stranamente mentre camminava). “Credo... credo di sì.”

E poi qualche minuto più tardi si ritrovò appoggiato casualmente contro la schiena di Ed, le braccia che abbracciavano il suo collo, il mento nella sua spalla, guardando suo fratello schizzare le ultime linee di grafite. Al osservava silenziosamente la sua tecnica, le ciglia che si abbassavano ai caldi raggi del sole pomeridiano. Nonostante il pensiero continuo e insistente che NON amava suo fratello “in quel modo”, Alex non poteva negare che gli piacesse stargli vicino, quando ne aveva l'occasione. Era così gradevole e caldo... solido. Come se fosse sempre stato lì, il profumo di dopobarba e di un vago odore di fumo di sigaretta.

Fratellone...” strascicò, sentendosi sempre più stanco, in modo irritante. 'Mi chiedo perché?' Forse era colpa di tutte lezioni monotone... o del sole... o delle ore che aveva passato a leggere il diario del nonno la notte prima.

Sì, Al?” chiese Ed gentilmente, concentrando la maggior parte delle sue energie nel completare gli ultimi dettagli del suo schizzo. Quando parlava, la sua voce rimbombava nel petto di Alexander, bassa nel volume e nel tono... Alex guardò il suo viso intenso in silenzio, ammirando il modo in cui il sole brillava su di lui – il modo in cui suo fratello mordicchiava la punta della sua lingua mentre lavorava.

Arrossì ancora, ma il colore stava scomparendo mentre nascondeva la faccia.

Abbiamo mai avuto una nonna Elric?”

...” Edward si fermò un attimo, leggermente sorpreso, guardando il suo fratello minore con uno sguardo furtivo prima di continuare il suo lavoro. “... suppongo che una volta l'avessimo,” replicò, senza cambiare tono. “Papà deve essere stato un parente di sangue del nonno – ci somiglia così tanto che non può essere stato adottato o che. Credo che sia morta prima che nascessimo.”

Alexander si imbronciò un poco, fissando un punto vuoto oltre il campo da baseball. “... Ma pensavo che tu avessi detto che nonno amava suo fratello. Sembravi abbastanza sicuro.”

Ed si irrigidì, sembrando un po' sconcertato. E anche piuttosto agitato. ”Beh, io – lui potrebbe averlo fatto, credo. Cioè, forse si è sposato per salvarsi la faccia. Ma davvero, Alex, perché me lo stai chiedendo?”

Perché stavi cantanto 'You'll Be in My Heart' durante la ricreazione?” contrattaccò Alex, nonostante non c'entrasse nulla con l'argomento. Ma nella sua mente, la transizione aveva perfettamente senso. Tirò sul col naso un po' di più. Perché si sentiva così confuso?

Perché mi andava,” Edward annunciò con audacia, sorridendo da orecchio a orecchio. E poi, con un gesto firmò e mise la data, e sollevò un po' il blocco. “Ti piace?” chiese felicemente, aspettando la reazione di Al.

...” Sbalordito, Alex si avvicinò e prese piano l'angolo del foglio con una mano che improvvisamente diventò troppo pesante. Poi guardò.

Guardò davvero.

Wow...” mormorò, gli occhi argentati si illuminarono un poco appena si riconobbe. “È davvero bello, fratellone...” E lo era. Morbido e abbozzato, come se catturasse un solo attimo in un lampo, il disegno era di Alexander con il naso sul diario – i capelli che svolazzavano al vento e l'erba che frusciava attorno a lui. Era quasi come se avesse vita propria. “Anche se non capisco perché hai scelto di disegnare me... invece di tutti quei bambini là infondo. Sarebbero stati dei modelli molto più interessanti.”

Edward reagì a quel commento vago e biascicato con un sopracciglio alzato. “Questione di opinioni,” ribatté scherzoso – anche se le sue guance erano più rosa del normale. “Personalmente, ti trovo un modello incredibilmente interessante. Sei sempre così espressivo! Non sei mai lo stesso, è decisamente affasci- Al?”

Ed si rizzò brutalmente, gli occhi che si ingrandirono appena notarono il viso inaspettatamente sudato di suo fratello. “Al?” Ripeté, con più urgenza, mentre il giovane continuava ad abbassare debolmente la testa. “Al, sei pallidissimo – Stai bene?”

Mmmm... non mi sento... molto bene...” mormorò Alex flebilmente, cominciando a scivolare lentamente all'indietro... “'usa...”

Alex-? ALEXANDER!”

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Novembre, 1921

Caro Al,

Ho viaggiato tanto, ultimamente. Più che altro per ricerche per Heiderich, ma anche per me. Possibili modi per aprire il Portale senza l'alchimia. È un po' come tornare alla ricerca della Pietra Filosofale, perché per tutti pare che sia impossibile. Attraversare il Portale, dico.

Principalmente perché nessuno di loro ha mai sentito parlare né di alchimia, men che meno del Portale.

Non so come riuscirò ad uscirne. Ma so che non posso arrendermi. Sono sicuro che, ovunque tu sia, anche tu stai cercando un modo. Vero?

Non possiamo perdere la speranza. Non ancora.

Ed

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Cristo, Al! Mi hai fatto prendere un colpo!”

Alex si guardò intorno con occhi colpevoli, cercando di evitare gli occhi furiosi di suo fratello. “Scusa...” mormorò per qualcosa come la centesima volta. Ma in verità sembra essere la millesima. “Mi... Non volevo farti preoccupare...”

Edward, che in qualche modo riusciva ad apparire intimidatorio anche quando indossava pantaloni da ginnastica e una vecchia maglietta, guardò freddamente suo fratello, strizzando una pezza in una bacinella vicino al comodino di Alexander. Poi con un sospiro, posò gentilmente lo straccio nella fronte appiccicaticcia del moro, sedendosi sul bordo del letto, facendo attenzione. “Lo so che non lo hai fatto intenzionalmente,brontolò alla fine il più grande, giocando con una ciocca dei capelli di Al. “Ma cazzo, Al, hai perso i sensi! Perché sei venuto a scuola se ti sentivi così da schifo?”

Non mi sentivo così-! Non stamattina, almeno,” Insistette Alexander, tirando un poco su col naso. Portò le coperte più vicino a sé, cercando di ignorare quell'orribile sensazione che uno tende ad avere quando è malato: quella sensazione che ti lascia sospeso tra il congelare e il friggere. “Io ho solo... poco prima di pranzo... e così all'improvviso...”

...” Ed non replicò per un attimo, troppo preoccupato a torcere una ciocca ramata attorno al suo dito. Poi sorrise. “Beh... almeno non era una reazione al mio disegno. Cioè, volevo dire – sarebbe stato il peggior commento mai avuto, se lo fosse stato.”

Stava cercando... di essere divertente...?

Perché il tuo disegno dovrebbe farmi stare male...?” Alex ansimò esitante, insicuro se avesse capito totalmente lo scherzo. O forse era soltanto in mezzo a uno sbalzo d'umore: Edward poteva essere un omicida, e pochi minuti dopo invece rideva. “Te l'ho detto, era davvero bello...”

Il biondo sorrise tristemente. “Ma non sembrava piacerti così tanto il soggetto.” Si fermò, ridacchiando per l'espressione perplessa di Alexander. “... Ti faccio stare male anche io, Al?” chiese debolmente, incapace di evitare l'incrinatura nella sua voce.

E Alex era stupefatto nel vedere una piccola lacrima cristallina depositarsi all'angolo dell'occhio di suo fratello.

Deglutì.

... perché?”

Edward guardò un punto vuoto, cercando di pulirsi velocemente la faccia. Ma Alex prese la mano tra le sue... lo sguardo che si stringeva, perplesso. “Perché dovresti farmi sentire male, fratellone?”

... Il biondo non rispose. Invece, le labbra si curvarono in un tenero sorriso, mentre scompigliava i capelli di Alexander. “Non importa,” insistette gentilmente. “Ora riposati. Il dottore ha detto che questo è stato causato in parte da esaurimento e stress. E non so che cosa tu stia facendo così freneticamente, ma hai chiaramente bisogno di una pausa.”

Ah...!” Alex tossì un po' contrariato mentre Ed prendeva le distanze, muovendosi verso la porta. 'Per cosa era tutto quel- ?' Aspetta, fratellone-!”

Edward si fermò, guardando Al oltre la sua spalla. Alexander semplicemente alzò il dito, diventando lentamente di tre diverse tonalità di verde.

Puoi passarmi il cestino? Credo di stare per vom-!”

E Ed glielo passò.

Appena in tempo.

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Dicembre, 1921

Caro Al,

C'è una festa qui di cui non ho mai sentito parlare. La chiamano 'Natale'. Heiderich la festeggia, e mi sta insegnando come. C'è tanta religione dietro, comunque – non so se mi piaccia. Pare che un qualche bambino di nome Gesù sia nato da una vergine (nonostante sia impossibile) il 25 di Dicembre e sia cresciuto per essere il messia o qualcosa di simile. Quindi tutti i cristiani del mondo (Cristiani penso derivi dal suo nome, Gesù Cristo) celebrano il giorno in cui è nato uccidendo un albero e decorandolo con luci e scambiandosi regali e cantando un sacco di canzoni strane. È bizzarro.

Ma sai qual è la cosa più bizzarra di tutto questo, Al?

Che in verità penso che mi piaccia.

Anche io ero sorpreso. Ma è... è difficile non farsela piacere, con tutto quel calore che avvolge la città – calore che neanche il freddo pungente può uccidere. Nevica ed è buio per la maggior parte del tempo, ma le cose sembrano tutte più luminose. La gente è gentile con gli stranieri, e i pini che tagliano brillano meravigliosamente nella notte, le canzoni sono così nostalgiche... e tutti sorridono. Come se il mondo fosse davvero un bel posto.

Ho fatto un regalo a Heiderich. Con degli avanzi di metallo che Hohenheim teneva in giro per fare la mia scorta di braccia e gambe. È un piccolo razzo. O almeno, dovrebbe esserlo. È davvero difficile da dire, perché le ali sono piegate. Ma credo che ci somigli abbastanza. Spero che gli piaccia.

Mi chiedo cosa ti piacerebbe, Al? Penso che ti prenderò qualcosa di speciale, e lo conserverò. Poi te lo darò quando ci incontreremo di nuovo. O forse ti farò aspettare fino al prossimo Natale. Credo ti piacerà questa festa una volta che avrai l'occasione di celebrarla, forse anche più di quanto piaccia a me. Posso già vederti amare le canzoni strambe e il cibo... e ameresti tutte le luci negli alberi. E ti nutriresti della benevolenza dei passanti. In effetti, credo tu sia nato per il Natale.

E spero di passare centinaia di Natali con te in futuro, quindi aspettami, okay?

Ed

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Non era una scena insolita – nonostante fosse la più giovane e la 'cocca di papà', Rosalie Elric era la persona più open-minded e schietta della famiglia. Con grande dispiacere di suo padre, specie quando toccava certi argomenti...

Edward era nel bel mezzo di un rapido schizzo a matita sulla doppia poltrona, e Alex, avvolto in una coperta sul divano nell'angolo, li guardava leggermente divertito dopo che la sigla finale di Numb3ers era stata interrotta dalla loro discussione. Ancora.

O forse sarebbe stato giusto dire, 'come al solito'.

Rosie,” il loro padre grugnì da dietro il giornale – la sua barba dorata fremeva - “Non so come fartelo capire meglio. C'è una RAGIONE perché la gente ha dei pregiudizi sui gay e simili. È perché è SBAGLIATO.”

Come puoi dirlo?” ringhiò Rosalie, lanciando fiamme con lo sguardo. “Come? Quando sai bene che c'è in gioco la felicità di altre persone?”

Mi spiace, Rosie, ma è semplicemente disgustoso.” sentenziò il signor Elric, sistemando il giornale nel tentativo di nascondere la furia della sua voce. Edward, incapace di parlare, smise di cancellare sul bordo del foglio. “Non è naturale.”

Secondo chi? TE? Che cosa lo rende così innaturale? Un sacco di animali sono gay – lo vedi negli zoo! Diavolo, lo vedi nel cortile! Avevi dei cani no?” si imbronciò, incrociando braccia e gambe. La loro madre, che era appena passata nel salotto con il cesto della roba sporca, diede un'occhiata alla situazione e poi continuò dritta per la sua strada.

Rosie, è una bugia, come potremmo procre-” il loro padre iniziò a sospirare-

NON TUTTI SONO GAY, PAPA'. E perché diavolo dovrebbe importarti di cosa fanno le altre persone? Non sei a posto con la tua sessualità? Loro non ti minacciano. Non dicono che TU devi essere gay. E non mi sembra che loro SCELGANO di essere gay! Chi lo farebbe, con tutta la gente di merda come te che si ritrovano in mezzo?”

...” Ed strinse più forte le mani attorno al suo blocco, un solco nella fronte come se fosse concentrato. Alexander non osava guardarlo.

Modera il linguaggio, signorina.” sbottò secco il signor Elric, piegando il giornale in un quadrato. Poi, respirando profondamente, si tolse gli occhiali per pulirli. O almeno, per occupare le sue mani. “E mi dispiace. È semplicemente innaturale. Se Dio-”

Se dio non avesse voluto che i ragazzi se la facessero tra di loro, allora non avrebbe messo zone erogene nei loro culi!si oppose Rosie senza esitazione. La faccia di suo padre si infiammò.

Così come quelle di Ed e Alex.

Rosalie Catharine—!” farfugliò l'uomo, le guance infiammate di rabbia. “Quando finirà questo delirio!”

Quando finalmente accetterai il fatto che non tutti vedono il mondo come lo vedi tu!” lo guardò in cagnesco, gli occhi azzurri ristretti. Suo padre sbuffò, riportando accuratamente gli occhiali sul viso.

Questo viene dalla ragazza che pensa che Charlie e Don dovrebbero stare insieme.” disse, per nulla scherzoso, voltandosi vagamente verso la televisione. Rosie inarcò un sopracciglio indagatore.

E quindi?”

E QUINDI?” Il signor Elric soffocò quasi. “Sono fratelli! È come se – come se Edward e Alexander stessero insieme! Non ti inorridisce?!”

Rosalie non rispose. Ma il suo sorriso malizioso diventò ancora più grande.

E quello fu il segnale per i fratelli di uscire immediatamente da lì.

Credo che andrò a letto.” disse velocemente Alex, sentendosi un po' più stordito del normale. Non era bene per la sua salute stare lì tra tutte quelle idee e discussioni... cominciava a sentirsi più confuso che mai. E tutta quell'ansia lo faceva sentire come se stesse per vomitare. Si, quello di cui aveva bisogno era davvero un po' di tempo da passare da solo.

Ma cominciava a sembrare difficile da ottenere: Edward si era alzato nello stesso momento, il blocco da disegno sottobraccio e la determinazione ad evitare lo sguardo di suo padre. Non che Alex potesse biasimarlo per voler scappare via in un lampo. Tutti lo avrebbero fatto. (Tranne Rosie. Ma lei era nata pazza, lo sapevano tutti.)

Comunque, essere con Ed mentre era così confuso era l'ultima cosa di cui Alexander aveva bisogno...

Ti aiuto.” mormorò Ed impercettibilmente, prendendo con attenzione il braccio di Al e accompagnandolo verso l'ingresso. Al deglutì, indeciso sul resistere all'aiuto – ma alla fine decise di accettarlo. Avrebbe faticato troppo a protestare... e se Edward aveva bisogno di una scusa per uscire da lì, Alexander era più che felice di provvedere a dargliela.

L'ingresso era freddo e scuro, comparato al soggiorno: mancava di tutte quelle luci luminose, di un arredamento caldo, e della moquette. Ma in compenso era divinamente tranquillo nella sua penombra, e questo era tutto quello che volevano in quel momento – nel tentativo invano di bloccare il rumore continuo delle urla.

I loro passi echeggiavano nel pavimento di legno.

Alex si sforzò di sorridere. “Certo che Rosie è... uhm, sicura di quel che pensa.” (La scoperta dell'anno, avrebbero detto molti.)

Edward non rispose. Non fece neanche un sorriso. La sua faccia era dura come una pietra.

Pensi che riuscirà a farlo ragionare?” Provò ancora Alexander, flebilmente, furioso per come la sua voce suonasse così debole e tremante. 'Odio stare male.'

Ma se Edward aveva sentito la domanda, la ignorò. Invece chiese – con una voce rigida come la sua espressione - “Pensi che sia un codardo?”

... Era inaspettata.

Huh?”

Pensi che sia un codardo,” ripeté Edward, aprendo la porta della loro camera e aiutando Alex ad entrare. La luna filtrava attraverso la finestra in ombre luminose di zaffiro e indaco. I raggi illuminavano i muri, riversandosi sui loro tesori, illuminando i loro visi come se il sole stesse ancora brillando. “Perché non dico a papà che sono gay.”

Alexander sentì la sua bocca piegarsi in un leggero ghigno. “No. Penso che tu non sia un suicida.”

Ed sbuffò, aiutando Al a mettersi a letto. Ma piuttosto che sdraiarsi, il più giovane osservò suo fratello chiudere la porta, accendere il ventilatore da soffitto e aprire la finestra – tutto prima di pescare qualcosa dal cassetto dei calzini. La faccia del moro si oscurò a vedere quel piccolo spettacolo. Era uno scenario familiare.

Mi avevi detto che avresti smesso.” disse duramente mentre Edward prendeva una sigaretta da una piccola scatola spiegazzata, accendendola con un accendino. Ed scosse le spalle, finalmente calmandosi mentre saliva sul davanzale, le braccia incrociate sotto le ginocchia. Fece un lungo tiro.

L'ho fatto,” annunciò poi, guardando Al dalla finestra. I suoi occhi erano vivi, luccicanti come brace. Dovevano essere brace, perché altrimenti la faccia di Alex era come in fiamme? ('Deve essere la febbre...' pensò poi, ricordandosi di aver mandato giù due pastiglie di Nyquil.) “Fumo solo in occasioni stressanti.”

E qual è lo stress ora?” chiese Al con un colpo di tosse, stringendosi ancora di più nel suo piumino. Il vento freddo che entrava dalla finestra gli faceva venire mal di testa... non capiva come Edward potesse sopportarlo, con addosso solo un paio di jeans con la zip abbassata.

Beh, io-” ma poi si raggelò, mettendosi rapidamente seduto – maledicendosi appena vide Alexander tremare. “Oh merda-! Scusa Al! Non stavo pensando...!” Senza pensarci un attimo, spense la sigaretta sul retro di un libro, buttando fuori il mozzicone e chiudendo di nuovo la finestra. Il ventilatore fu spento un istante foto, e poi ecco Edward – in ginocchio davanti al suo fratellino tremante.

Scusa”, ripeté, visibilmente dispiaciuto. “Non stavo davvero pensando... non hai tanto freddo, vero?” Alex scosse la testa, ma il suo corpo non smetteva di tremare. Gli occhi di Edward si illuminarono preoccupati, una mano gentile si sollevò per scostare la frangia lunga del moretto.

'La mia faccia è più calda di quanto dovrebbe essere...' pensò Al esausto e imbarazzato. Il palmo di suo fratello era troppo freddo sul suo viso arrossato...come fosse ghiaccio. 'Non dovrebbe toccarmi, potrei scottarlo...' Il pensiero illogico prendeva senso nella sua mente confusa. Sollevò una mano per allontanare quella dei fratello – ma finì col stringerla, invece, unendola alla sua.

!” Ed si irrigì, scioccato per come Alex gli si poggiò improvvisamente addosso, la testa contro la sua spalla. “Al...?”

Fratellone,” mormorò Alex, farfugliando con voce strana persino per le sue orecchie. La sua bocca era come cotone... “Se il nonno era gay, perché suo figlio è così omofobo...?”

Edward deglutì pesantemente, cercando di non pensare al corpo caldo che premeva contro il suo. “Non lo so” sospirò poi, sobbalzando un poco quando le dita di Alexander si strinsero attorno alle sue. “Ma non ha importanza per te, no?” continuò vagamente, scostando qualche ciocca dei capelli di Al dal suo collo zuppo di sudore. “Voglio dire, tu sei etero.”

Mmmm... Non lo so,” borbottò, sbadigliando. La sua mano libera si attorcigliò attorno a una ciocca di capelli del fratello. “Forse sono anche io gay... a volte penso di esserlo...” chiuse gli occhi, sorridendo come se fosse ubriaco. “Ehi, fratellone... il tuo cuore sta battendo tanto, tanto veloce...”

Si?” Ed si sentì soffocare, mentre cercava di suonare calmo – ma davvero, era tanto tanto grato che Alex stesse molestando solo la parte superiore del suo corpo. 'È la medicina che lo fa parlare così, Edward. Non fare niente di stupido-!'

Si...” mormorò con un leggero sospiro. “Ma... anche il mio...”

E poi, si addormentò.

X

Dicembre, 1921

Caro Al,

Oggi è la vigilia dell'Anno Nuovo – certo che ci sono tante feste a Dicembre. Non ci sono regali da scambiare questa volta, o alberi morti, o canzoni. Heiderich dice che la vigilia dell'Anno Nuovo è più che altro una festa personale, per riflettere su cosa sia accaduto durante l'anno appena finito, e decidere che cosa si vuole fare nel futuro. Gli ho detto che l'ultima cosa che avevo bisogno di fare era riflettere ancora sul mio passato. Lui ha riso e mi ha detto che se era così, avrei dovuto concentrarmi più nell'aspetto futuro del giorno. Gli ho detto che ne sono ossessionato quotidianamente, una cosa che lui non ha negato. Ma mi ha detto che dovrei comunque provare la festa, e vedere se non finisco col farmela piacere come l'altra.

E quindi ci sto provando.

... O meglio sto cercando di NON pensare all'anno passato, in realtà. Perché davvero, come potrei veramente assimilare cosa è successo? La prima metà dell'anno ero con te – e poi sei stato portato via, e io sono passato attraverso il Portale. È stato il prezzo da pagare (e che ancora sto pagando) per vederti di nuovo vivere, ma...

E poi c'è stata la seconda metà dell'anno, cercando di adattarmi a un mondo a cui chiaramente non appartengo, con gente che non conosco e che non ha mai sentito parlare né della mia terra, né del mio lavoro.

Un mondo senza di te.

E poi, questo mi porta sempre al solito proposito scontato: riportarti indietro. (Scommetto che non vedi l'ora, eh, Al? Ah ah.)

...Heiderich mi ha detto anche che questa è la festa per dire alla gente come ti senti. Ci sono anche altre feste simili, ma dato che questa è quella del “Passato e futuro combinati”, così come l'ha artisticamente descritta, credo che potrei attenermi alla tradizione.

Ti amo, Al. E ho in progetto di dirtelo in un milione di modi diversi, quando ti ritroverò.

Suppongo che questo sia il mio secondo proposito.

Iniziamo il nuovo anno, Alphonse.

Ed

XXX

Probabilmente mi odiate tutti ora, vero? Scusate... ma suvvia, non volete vedere Edward aproffittare del suo fratellino drogato, vero?

...Okay, bene, mettiamo che sia io a non voler vedere Edward approfittare del suo fratellino drogato?

(Oh, e sì, il Nyquil ha davvero quell'effetto... o almeno, su di me ce l'ha. o.O)

In ogni caso, spero vi sia piaciuto! Cercherò di aggiornare presto. X3

(Ps. Qualcuno stava chiedendomi a proposito del mio fansite – il link non funzionava quando avete provato quello alla fine dell'altro capitolo? Se è così, provate con il link che trovate nella mia biografia, okay? Grazie



Note della traduttrice: Sono felice che stiate apprezzando Skeletons <3 Avevo ragione vero? XD Spero di aver reso bene anche questo capitolo, è uno dei miei preferiti ;_; Le cose si fanno interessanti, eh *A* Il Nyquil è l'actigrip americano XD! Vi assicuro che certe medicine hanno degli effetti letali sulle persone – vedi me. XD E per quanto riguarda i misteri riguardo Edward senior e il suo oscuro passato, state tranquilli, tra qualche capitolo verrà fuori tutto. XD Con mille sorprese, oserei dire <3
Alla prossima! <3 (Sono brava eh, che aggiorno veloooce veloce!)