"Perché, Al, tu assomigli ad un pomodoro. Sei tondo, rotolante, e arrossisci dello stesso identico colore!"

"E invece tu, nii-san, sei come un finocchio. Ma non esattamente la verdura."

E pum, Ed alzò le sopracciglia, sconvolto.

Lavati la bocca, Al!” esclamò, alzandosi e guardandolo dall'alto in basso, come un bravo fratello maggiore.

Cioé, almeno dal suo punto di vista.

Al si limitò a tirare fuori la lingua, facendogli una smorfia degna del peggior clown.
“Lavamela tu!”

Piccolo bambino impertinente...” sibilò, girando attorno al tavolo e mettendosi dietro di lui – la mano sulla testa che premeva sulla chioma color birra del suo fratellino. Alphonse rispose semplicemente con un sorriso, senza preoccuparsi troppo di quello che il suo niisan diceva.

Gli piaceva giocare con lui.

Voltò la testa, guardandolo dritto negli occhi. Avrebbe potuto stuzzicarlo all'infinito, e ammirare segretamente ogni sua sfumatura, adorandolo, amandolo.

... e soprattutto sbellicandosi dalle risate.
“Bambino?” rise, ammiccando.
“... Cosa stai insinuando?”
“Io non ho detto niente!” sorrise a denti stretti, trattenendo una risata. Era un tantino permaloso, quando si trattava della sua altezza, e stuzzicarlo era uno dei suoi passatempi preferiti.

Soprattutto sapendo di essere l'unica persona a sopravvivere ad ogni allusione riguardo la sua altezza.

Piccolo Al, non giocare col fuoco.” sbottò, storcendo un sopracciglio e allungando le mani sulle spalle del fratellino.

Ahi! - e sussultò sulla sedia, sentendo un dolore acuto – indice e medio che premevano con forza contro la sua spalla. - Mi fai male!”
“E a me?”

Alphonse fece in tempo a vedere il ghigno di suo fratello, prima di venire attaccato ripetutamente ai fianchi dalle sue dita veloci.
“Niisan smettila! Smettila dai!”

Con un colpo di sedere allontanò la sedia dal tavolo, nel misero tentativo di scappare.

Torna qua mocciosetto!” gli sbraitò contro.

Fece slalom tra le sedie, cercando di scappare alle grinfie di suo fratello, le risate di lui che si infrangevano cristalline contro le pareti, rimbombando nelle orecchie di Edward. Che doveva prenderlo. Punto.

Alphonse girò intorno al tavolo più volte prima di uscire dalla stanza e correre al secondo piano, fino alla camera da letto – nelle sue orecchie la voce di Ed che dal piano di sotto lo intimidiva con minacce poco simpatiche. E mentre suo fratello saliva le scale lui rideva, nascondendosi dietro la porta, la mano poggiata sulla scrivania. Si portò quella libera alla bocca, faticando per non scoppiare a ridere mentre Edward poggiava i piedi sul pavimento roseo del secondo piano.

Alphonse Elric, non mi scappi...” sibilò il maggiore, scrutando ogni angolo davanti a sé, tendendo le orecchie al minimo rumore. Ghignava, divertito dalla situazione, mentre chiamava il suo fratellino con la voce esageratamente carica di miele.

Stupido niisan.

Alphoonse... Niiiichan...” cantilenò, mentre a passi felini entrava in camera, il letto matrimoniale ancora sfatto davanti ai suoi occhi. Si fermò sull'uscio, pensando per qualche secondo al viso di Alphonse mentre dormiva – dimenticando l'affronto di qualche minuto prima.

Ma solo per un istante. Avanzò per altri due passi prima di afferrare la porta e chiuderla con forza.

Non osare muoverti. - sussurrò, divertito. - Ora la devi pagare.”

Alphonse sentì un fremito percorrergli la schiena, rimbalzando sull'osso sacro e ritornando alla testa. Si sentiva il cuore in gola – come se avesse corso miglia e miglia in salita – mentre si chiedeva in che modo suo fratello si sarebbe vendicato della sua stupida battuta.

Che non era male, insomma. Permaloso.

Rimase immobile, come ordinatogli. Osservava insistentemente la sua schiena, la canottiera rossa che seguiva il ritmo dei suoi respiri, improvvisamente pacati. Si ritrovò a pensare se non se la fosse davvero presa, e poi, prima che potesse dire una sola parola, sentì un dolore fastidioso ai polsi, e la faccia di Edward a pochi centimetri dalla sua.

N-niis...”

Ora soffri.” E gli infilò la lingua in bocca, senza stare a pensarci troppo. Fece peso sul corpo del minore col proprio, obbligandolo a poggiare il sedere contro la scrivania, magicamente sgombra. E le risate si trasformarono in mugolii soffocati, e mani che stavano un po' sulla schiena di Edward, un po' sulla scrivania, a tenere l'equilibrio.

Appena si staccò dalle sue labbra, Alphonse prese fiato per ribattere, ma come una ventosa si ritrovò ancora suo fratello dentro la sua bocca, la lingua bollente che andava a sollecitare(solleticare) la sua – e la sua testa si faceva leggera mentre sentiva sue le mani andare sotto la maglia bianca.

Edward affondò una mano tra i suoi capelli, approfondendo il bacio. Non lo avrebbe fatto respirare un solo secondo, lo avrebbe gustato fino all'ultima goccia, lo avrebbe stremato, e fatto impazzire.
In fondo, se lo meritava, il suo stupido fratellino.

Alphonse non ci mise molto tempo a superare il limite. Improvvisamente portò le mani sul petto del fratello, cercando di allontanarlo dalle sue labbra, sentendosi in apnea. E quando uno schiocco decretò la fine del bacio, la sua testa si piegò in avanti, l'aria che usciva pesantemente dai polmoni.

Te l'ho detto che te la facevo pagare.” ghignò Edward, guardandolo aggrapparsi al suo petto.

Ti... ti odio!” sbottò, alzando lo sguardo verso i suoi occhi dorati. E sentì le dita calde di Edward sollevargli il mento ed avvicinarlo al suo viso, ad osservare le labbra umide della sua saliva, gli occhi brillanti che lo fissavano, soddisfatti.

Non è vero, mi ami da morire. - sorrise. - E comunque non ho finito.” e lo disse mentre le mani scivolavano lungo i fianchi di Al, veloci fino al suo sedere, prendendolo e sollevandolo per farlo sedere sulla scrivania. Gli spalancò le gambe, mettendosi tra di loro.

Ancora una volta le loro labbra si incontrarono, assaporando il sapore delle loro bocche, sentendo il respiro affannato di entrambi. Alphonse si aggrappò ad Edward, sentendo il cuore battergli come impazzito. Sentiva le sue membra sciogliersi sotto quelle mani calde, sotto quei tocchi pesanti – e su e giù per il fianchi, nel petto, tra i capelli, in un circolo infinito dedito ad un solo fine.

Farlo impazzire.

Il viso stava prendendo fuoco, e la lingua di Edward abbandonò la sua bocca, lasciando una scia umida sul suo mento mentre andava a dedicarsi al suo collo chiaro.
Se questa era la sua punizione, avrebbe fatto girare le scatole a suo fratello molto più spesso, da quel giorno in poi.
Portò la testa indietro, ansimando. Sentiva i polpastrelli giocare col suo petto, nel tentativo di farlo gemere ancora di più.
“Ti eccita essere punito, eh Al..?” gli sussurrò all'orecchio – il respiro caldo che lo scuoteva, la voce languida che lo possedeva. E annuì inerme, stringendo forte le sue braccia al sentire la lingua accarezzargli il lobo.

Suo fratello era estremamente eccitante. Lo pensava sempre, in ogni momento della giornata. Di lui aveva amato sempre tutto, ogni sua sfumatura, il suo consolare impacciato, le sue rare dimostrazioni d'affetto, le reazioni stupide ad ogni provocazione.

E il suo essere così dannamente devastante.

Sussultò sulla scrivania, sentendo la mano libera di Edward poggiarsi sulla sua erezione appena accennata.

Ti eccita da morire...” ripeté, prendendo il lobo tra i denti, mordendolo e assaggiandolo con la punta della lingua. Le dita di Alphonse si strinsero alle braccia del fratello – il suo fiato caldo che accarezzava le orecchie, il collo, le guance, erano meglio di qualunque afrodisiaco.

E i pantaloni tiravano ad ogni sussurro.

N-niisan...” gemette, allargando le gambe, in un tacito invito a prenderlo – a sbatterlo, a farlo urlare, a farlo esplodere.

Ah-ah, piccolo maniaco...” mormorò il biondo, acchiappando il bordo della maglia e sollevandola lentamente. “Ho detto che devi soffrire. Quindi...”
Al lo spinse via il tanto giusto da poterlo guardare negli occhi – pozzi dorati che non vedevano l'ora di sentire sgorgare gemiti dalle sue labbra, e invocazioni, e chissà cos'altro. Edward ammirò il meraviglioso broncio sul viso del fratello, per niente d'accordo con la sua affermazione.
“E non guardarmi così.” continuò il maggiore. “Non fai che peggiorare la tua situazione.”
Le dita affusolate di Edward si preoccuparono di inchiodare il fratellino alla scrivania – la bocca impegnata a lasciare marchi ovunque, il resto del corpo che si muoveva lento sull'erezione sempre più evidente di Al.

C'erano tanti motivi per cui amava stuzzicare suo fratello – a prescindere dall'insulto poco tenero che gli aveva propinato pochi minuti prima. E tra tutti c'era la sua voce. Quella voce che si spezzava sotto ogni suo tocco – non importava se un bacio, o una leccata, o una pompata. Quella voce tenera che si scioglieva alla minima attenzione – sempre gradita, oltretutto.

Amava semplicemente il fatto che suo fratello fosse un piccolo ninfomane.

Ah, se gli piaceva.

Niisan, ti... ti pr-aahn...” implorò Al, il bacino che cominciava a muoversi per conto suo, alla ricerca del corpo di suo fratello – in verità di una qualunque fottutissima cosa su cui strusciarsi contro.
Ma Edward lo ignorò, ghignando. E intanto mordeva, leccava, giocando coi capezzoli, portando una delle due mani tra le cosce. “Dillo che ti piace...” sibilò con voce calma, guardandolo dritto negli occhi mentre molestava il suo petto ansante. Lo vedeva, lo fissava – e da quella prospettiva era, se possibile, ancora più bello. Poteva vederlo sciogliersi lentamente, diventare rosso, e trasudare voglia. Lasciò che la mano scorresse lungo la sua coscia, dal ginocchio all'inguine, piano, piano, piano...

Mmhh...!” mugolò, portando indietro la testa, gemendo forte appena la mano di Edward accarezzò per sbaglio la sua eccitazione pulsante. “Ahn! Ti prego, niisan...” ripeté, come se fosse l'unica frase capace di pronunciare.

Si sentiva già al limite – così pieno di eccitazione da non poterne più contenere, pronto ad esplodere da un momento all'altro. E dire che suo fratello non lo aveva ancora sfiorato.
“Sei noioso...” rise l'altro, rimettendosi in piedi, portando le mani alla sua schiena e acchiappando il lembo dei pantaloni. “Fammi vedere quanta voglia hai, su... Alza il sederino...” lo prese in giro, godendo di come diventasse ubbidiente in quelle situazioni. Come a volerlo torturare ancora di più, cominciò a sfilare gli indumenti che lo coprivano con una lentezza estenuante, mentre ammirava con un largo sorriso l'ottimo lavoro che aveva svolto – soprattutto da
quel punto di vista.

Si chinò all'improvviso, andando a baciare la punta della sua erezione.
“Sì,sì, sì...” mormorava il minore dei due, sollevando il bacino verso la bocca del suo amato fratello, implorando per qualcosa di più di stupidi baci assassini.

Mi vuoi, niichan?” sogghignò, sollevando il viso, incontrando i suoi occhi umidi – quanto era bello quando era in estasi?

Annuì soltanto, mordendosi il labbro e stringendo gli occhi. “Non venire subito, eh...” lo prese in giro, prima di circondarlo con le sue labbra.

E Alphonse non sentì più niente, se non il suo stesso ansimare, e il rumore succoso delle labbra di Edward che andavano lente per tutta la sua lunghezza. Era un brivido impazzito che saltava dalla testa al sedere, e poi tornava indietro mille volte, andando a sbattere contro il cuore come se fosse un flipper. Edward Elric era uno stronzo, quando diventava una iena.

... E a lui piaceva da morire.
La sua schiena si inarcò in avanti, il bacino che si muoveva impazzito, cercando di prenderne più che poteva, prima che il suo amato fratellone gli tirasse qualche brutto tiro. E mentre quello pompava più velocemente, lui sentiva di stare per esplodere dentro la sua bocca.

Presto, presto, presto, prima di impazzire.
... Ma evidentemente, non era ancora arrivato il momento.

Appena sentì gocce calde sfiorare la sua lingua, Edward alzò il viso, osservando il volto contratto di piacere di Al.

Si leccò le labbra, soddisfatto, appena vide che suo fratello aveva realizzato che no, non si sarebbe liberato della sua erezione.

Nononono, niisan no ti prego...”
Passò un dito sul suo membro pulsante, raccogliendo il liquido caldo per poi portarlo alla bocca, ripulendoselo proprio di fronte al naso di Al.

Sei buono.” asserì, sorridendo innocente.
Quello per tutta risposta gli si avventò sulle spalle, poggiando la te sta sulla sua spalla e scalciando con una gamba.
“Ti prego ti prego ti prego ti prego ti prego niisan ti prego ti prego...”
Si inchinò un poco, cercando il suo sguardo – ancora quel sorriso bambino sul viso, a sfotterlo.
“... chiedimelo, Al.”
“... c-cosa...?” sospirò, incredulo –
esausto.

Chiedimi di scoparti...” gli sussurrò, avvicinandosi al suo orecchio, soffiandoci contro con veemenza – sentendolo tremare sotto la sua mano.
“D-dio, niisan...”

Ubbidiscimi, Al...” poggiò la lingua sullo sterno, risalendo piano, seguendo la linea del suo pomo d'adamo appena accentuato, tornando poi all'orecchio. “Altrimenti resterai così e no no no, non va mica bene...”
Alphonse sollevò le braccia, incrociandole sul suo collo.
“Niisan...” sospirò, l'aria calda che usciva dalla sua bocca era come lava, escandescente, ustionante. “Niisan...”
“Dai, Al...” sorrise, lappandogli la guancia.
Quello si strinse più forte, il bacino che fregava contro il bozzo nei pantaloni di suo fratello.
“Me... mettimelo dentro, niisan...” sospirò, sentendosi avvampare.

Sì. Edward era decisamente soddisfatto del suo operato. C'era da dire che amava terribilmente quando il suo amato fratellino si sporcava la bocca con frasi da film porno di serie c.
... Era un po' pervertito, nh?
“La voglia ti fa diventare volgare, Al...” rispose, divertito. “Ma va bene così.”
Gli schioccò un bacio sulla guancia, mentre con le mani lo spingeva sull'orlo della scrivania, andando ad intrufolarsi dentro di lui con le dita umide – l'altra mano impegnata a slacciarsi i jeans, e a lasciarlo respirare. Era estasiato – pregustava il momento con l'uomo della sua vita incollato al suo corpo, che pulsava di piacere e che non bramava altro che sentirlo muoversi dentro di lui.

Cosa c'era di meglio?

Ti prego niisan...” gli sussurrò sulla spalla, esanime – il sedere che si muoveva, spingendo contro le dita bagnate di Edward. In risposta gli diede un bacio sulla fronte – unica manifestazione di tenerezza del momento – e poi ubbidì.

In fondo, non aspettava altro.
Sfilò piano le sue dita dall'entrata di Al, strusciando per un attimo la sua erezione tra le natiche del più piccolo, che tremò in un susseguirsi di fremiti. E poi, dentro.
Con un colpo secco.

Un gemito forte riempì l'aria – come una liberazione. Alphonse sollevò il viso, ansimando al cielo, aggrappandosi a suo fratello – tump tump tump, sempre più veloce e incontrollato. Amava sentirlo dentro, amava sentirlo così dannatamente vicino – non come quando stavano fianco a fianco sul letto, non come quando mangiavano insieme, non come quando guardavano la televisione.

Amava fare l'amore con suo fratello – amava fottutamente farsi scopare da lui, e solo da lui.

Niisan, niisan...”
“C-chiamami...” rallentò un momento, prendendo fiato. “Chiamami per nome, Al...”
E poi via ancora più veloce. Mentre le sue mani stringevano le natiche del fratellino, mentre ogni movimento si faceva incontrollato, rapido, sconnesso.
“Edwaaaa-” urlò, incapace di finire, la voce sgozzata dall'orgasmo che lo travolgeva, e si riversava sulla maglia del fratello.

L'altro continuò a muoversi dentro di lui ancora per qualche minuto, affogando tra le labbra dell'altro – catturando ogni suo gemito liberatorio dentro la sua bocca, sentendosi vivo, pieno, e tutto ciò che potesse fargli vibrare ogni singola cellula. E fu quando lo chiamò per nome con la voce rotta che si svuotò in lui con un ultimo colpo, stringendolo forte.
Sospirarono, i respiri irregolari che andavano tranquillizzandosi.

Alphonse sollevò il viso, riprendendo fiato – il calore che scivolava finalmente dalle sue membra, i muscoli che si rilassavano.

Dio, niisan...” mormorò, poggiandosi sul petto del fratello, prendendo i lembi della sua maglia sporca e sfilandogliela. “Ti odio.”

Ancora?” rise l'altro, sollevando le braccia, osservando il fratello lanciare la maglia sporca sulla sedia. “Mi ami troppo per odiarmi.”
“Stupido.”

Alphonse lo strinse, incrociando le gambe intorno al busto del fratello – in una chiara richiesta di portarlo via da lì.

In braccio.

Viziato.” ghignò, prendendolo sotto il sedere e trascinandolo via dalla stanza. “Andiamo a mangiare, eh?”
“Io voglio finocchi.” rise.
“... Tu non hai ancora imparato la lezione, vero Al?”