. So Childlike, So hopeful .


Le stelle cadenti sono così bugiarde...
A tre anni vidi la prima, e non riuscii ad esprimere un desiderio come mamma mi eosrtava a fare.
A quattro anni, pronto come se stessi per lasciarmi in una gara di corsa contro Alphonse, sputai le prime parole al cielo.
"Viviam felici, io, la mamma, il papà e Al! Viviam felici, io, la mamma, il papà e Al! Viviam felici, io, la mamma, il papà e Al!" ripetevo, senza prendere aria, sperando che la stella, anche se svanita, avesse sentito la mia voce.
Ripeti per tre volte il desiderio e questo si avvererà.
E poi papà se ne andò. Così, svanito nel nulla.
"E' per lavoro, Ed, Al. Tornerà presto, non vi preoccupate!" e mani nei capelli, e volto sorridente, ancora fresco, ancora colorito, ancora bello.
A cinque anni, poi la preghiera era per mamma.
"Fa' che stia sempre bene, fa' che stia sempre bene, fa' che stia sempre bene!"
E poi la mamma si ammalò.
Le stelle cadenti sono così maligne...
Alphonse ogni tanto piangeva, entrando nel mio letto e chiedendomi perché avesse sempre addosso una brutta sensazione, chiedendomi perché odiassi papà, perché anche se non era in casa lui non riusciva proprio ad odiarlo.
Al era, è così buono, così... stupidamente buono. E nascondeva il dolore dietro i sorrisi, proprio come la mamma, per poi scoppiare quando di pena era pieno.
E poi, il colpo di grazia.
"Non portare via la mamma, non portare via la mamma, non portare via la mamma!"
Ironia della sorte, gioco crudele del destino, il giorno dopo le stelle se la portarono via.
"State sempre insieme, non litigate... State sempre insieme..."
Poche parole, prima di spegnersi, rivolte ad una stella cadente che non stava ancora cadendo. Rivolta a una stella cadente maligna come le altre, che ignora.
Lei sta morendo, perché mai dovrebbe esaudire il desiderio di uno sconosciuto?
Le stelle cadenti sono infime e meschine.
Giocano sulla tua innocenza, sul tuo essere credulone quando sei bambino, che ti illudono di avere dei poteri forti quanto la loro bellezza, e invece non sanno fare proprio niente, come gli esseri umani.
E poi, la nostra vita diventò ferro e sangue, e lacrime amare.
Pentimento. E rabbia.
Mentre la nostra casa bruciava, piena di dolore, piena di ricordi - in realtà non era una scusa per non voltarsi indietro, era solo un modo per cancellare il ricordo di quella notte fatta di elementi chimici e cerchi alchemici quasi perfetti - alzai gli occhi al cielo.
"Fai che riesca a far tornare Al come prima. Prendi me se vuoi, ma fai che riesca a far ritornare Al indietro."
Niente rimbalzi fra le parole, perché era inutile correre per dire tre volte la stessa cosa.
Forse è perché si esprimono velocemente che non si avverano. Come fanno le stelle a capirti se ti mangi le parole?
E adesso aspetto.
Perché con o senza il tuo aiuto, stupida stella cadente, stupida polvere che brucia a contatto con l'atmosfera, io ce la farò.
E Al tornerà a sorridermi ancora, per certo.