Present
Non
c'é motivo per cui debba rivelare al mondo l'esistenza di
questo oggetto.
Nemmeno a lui.
È
una cosa banale e stupida – e sono sicuro che mi prenderebbe in
giro, tirandomi una guancia e ridendo di quanto sia tonto il suo
fratellino.
No, non è una cosa preziosa. Non è
d'oro, né di diamanti, non ha grande valore monetario, e
probabilmente neanche un vero significato.
Ma per me vale molto
più di qualsiasi cosa costosa. Anzi.
É un po' come
la mania di conservare gli scontrini – per tenere un memento
del giorno passato insieme a quella persona particolare, guardare più
avanti nel tempo quella data stampata su un inutile pezzo di carta e
pensare mph, quanto tempo è già passato?
A
guardarlo, è davvero insignificante.
È piccolo, e
probabilmente anche sporco – dopo tutti questi anni.
Ma
anche il solo fatto che abbia sfiorato le sue mani,
lo rende un oggetto unico. Ha lo stesso valore di un diamante, ma è
banale e comune come un elastico per capelli. Ed il tempo lo rende
ancora più... speciale.
Da quanto sarà con me?
Le
nostre (dis)avventure
sono state così tante che tendo a perdere la cognizione del
tempo. Potrebbero essere stati secoli, se solo provo a pensarci.
Ma
in realtà si tratta solo di una decina d'anni – forse
anche di meno.
Chissà, forse lui pensa che quell'oggettino
sia finito nel dimenticatoio. Probabilmente nel suo sì, e
anche da parecchio tempo.
Ma pensateci.
Mio fratello è
sempre stata la persona più importante della mia vita –
e con un pizzico di crudeltà, credo che anche la mamma sia
sempre venuta dopo di lui.
Dai racconti della mamma – dalle
foto, dai diari, dalle parole sue e di Edward -, a sette mesi per il
suo compleanno gli ho regalato un “Niichan!”
pronunciato a fatica mentre
ridevo.
E lui si era stupidamente commosso.
Mio fratello è
quello che quando gli stavo troppo appiccicato, mi prendeva in giro
dicendomi di aspettarlo sull'uscio di casa, perché sarebbe
tornato presto – e invece non lo avrebbe fatto mai.
È
quello che io obbligavo a bere il latte con gli stratagemmi più
dolci e crudeli che il mondo avesse mai visto – voi non
impollereste mai vostro fratello spacciando un frullato alla fragola
per un pastrocchio di fragole.
Senza latte.
Io e mio fratello
passavamo il tempo ad azzuffarci nel fango per decidere chi avrebbe
sposato Winry – e nessuno lo direbbe mai, visto e considerato
quello che siamo diventati ora.
Insomma, io avevo cinque anni e
seguivo i suoi passi nel tardo pomeriggio, per trovare la via di
casa.
E lui all'improvviso si girò, ordinandomi di chiudere
gli occhi – forse per un altro scherzo, pensavo al tempo.
E
invece, prese la mia mano e ci poggiò sopra qualcosa di
morbido e soffice.
“Ehr... R-regalo.”
Profumava dei
suoi abiti appena lavati, della sua pelle profumata di muschio bianco
e altre cose stupide che mi vengono in mente solo ora, a pensarci
bene. Probabilmente, a giudicare dall'aspetto, quella bambolina di
pezza aveva passato momenti davvero terribili, prima di finire tra le
mani del mio niisan e poi tra le mie. Ma era bionda e aveva un viso
terribilmente adorabile.
Come quello di Ed.
“Niichan?”
Era
diventato paonazzo, e bofonchiava qualcosa come “Non
sperare che ce ne siano altri, perché quello è un
oggetto da bambine e io non lo avrei mai tenuto con me.”, anche
se era il suo modo di chiedermi scusa, per ogni volta che si prendeva
gioco di me, o mi maltrattava, o mi ignorava per stare coi suoi
amichetti.
Gli somigliava.
Lo pensai diverse volte da quel
giorno – e ancora oggi vedo la vaga somiglianza tra quel pezzo
di stoffa fatto a persona e mio fratello.
Era stato il suo primo
regalo, e per quanto stupido fosse, ne fui così felice da
saltargli addosso e restargli appiccicato per tutto il tragitto.
Per
la prima volta, senza lamenti da parte sua.
Non è d'oro, né
di diamanti – è solo un insieme di ritagli di stoffa,
qualche avanzo di un vestito, e un po' di cotone e fili di lana
gialli.
Non ha un grande valore monetario – se non quelle
monete che valevano al tempo i due stracci rossi e rosa, abito e
viso.
E probabilmente, neanche un grande significato – per
lo meno, non per il mio niisan.
Ma per me, era la cosa più
bella e adorabile del mondo.
Era un regalo per me – anche se
raccolto dalla strada, il solo lavarlo con cura per poi darmelo dopo
un litigio, annientava la ricchezza monetaria riempendola di valore
affettivo.
A sapere che ancora lo tengo, probabilmente lui mi
darebbe dello stupido sentimentale.
“Ma come Al,
lo tieni ancora? Pensavo che fosse andato bruciato, quel coso!”,
lo sento già rimbombarmi nelle orecchie.
“Niisan,
è un tuo regalo. È ovvio che lo abbia ancora!”,
gli risponderei, sorridendo.
E lui si inchinerebbe davanti a me,
dicendomi che ora che è un militare può darmi quel che
voglio, perché i soldi non mancano e l'unica cosa che vuole
davvero è rendermi felice.
“Ma è uno
straccio!”
“Ma è tuo, ed è bellissimo.”
e poi chu, bacio.
È per
questo, lo tengo qui, vicino al cuore quando sono triste –
quando lui non c'è perché lavora tanto, o quando dorme
perché è stanco e merita tanto riposo.
È per
questo che lo tratto con cura – perché ormai è
vecchio e usurato, e se si rompesse credo che soffrirei.
Ahah, sì,
mi conosco.
Banale vero?
Per questo rimarrà nascosto al
mondo.
È un oggetto troppo prezioso per poter essere
mostrato ad altri.
No.
Non c'è proprio motivo di
rivelare al mondo la sua esistenza.
Sarà sempre mio, e solo
per me.