Letter.
Sentiti fortunato, è il primo pezzo di carta che riempio di me, e
sarà anche l'ultimo invaso da questo inchiostro di sangue.
Ti sentirai
seccato quando leggerai, indispettito perché pensavi che ti
avrei lasciato libero di fregartene, ma sinceramente la cosa non mi
riguarda più.
Vuoi incazzarti?
Benissimo, sei libero di farlo.
L'unica cosa che
mi fa un tantino alterare, ma giusto un poco, eh, è che ti
ricordi della mia esistenza quando succede qualcosa che non ti va a
genio.
E ti
dirò, caro il mio piccoletto, che la cosa ora, è
piuttosto divertente a vedersi.
Se riuscito a
rinnovare quell'odio che per te ero disposto ad accantonare per sempre.
Sei riuscito a farmi rispolverare sensazioni che per colpa tua avevo
perso da tempo.
"Ti amo."
Con quale
stupida presunzione ho potuto pensare, solo per un attimo, che un
adolescente come te, con gli ormoni sempre alla gola, potesse davvero
AMARE, si perché sono queste le parole che hai usato,
qualcuno come me? No, ti prego, spiegamelo, perché
sinceramente ancora oggi non riesco a capire.
Mi hai
abbindolato, e io stupido che ci sono cascato. Meriterei la morte, lo
so.
Ma prima devo
vederti strisciare per terra.
Tu che mi
chiamavi nel sonno, la notte. Tu che quando mi vedevi amavi fingerti
ostile, e quando poi il tuo caro fratellino, o quel Mustang sempre tra
i piedi, giravano l'angolo e ti lasciavano solo, mi invocavi, sapendo
che sarei arrivato pochi secondi più tardi.
Tu che bruciavi
sotto il mio tocco, tu che tra gemiti mi chiamavi, quei tuoi
fottutissimi occhi color oro che quasi fondevano dal piacere.
Che facevano
fondere anche me.
Dovrei
sotterrarmi per tutto questo, lo so.
Ma prima devo
strapparti ogni cosa che ti è rimasta.
Ho un peso al
petto sai? Uno di quelli che non se ne vanno manco a pregarli, no. Di
quelli che si incollano alla tua pelle, che di notte arrivano, quatti
quatti, si insinuano nella tua mente, ti tormentano affinché
tu non possa dormire.
Ne sai qualcosa,
vero, Edward? Me ne parlavi sempre, quando stavi sul malinconico.
Il tuo era un
senso di colpa verso tuo fratello che per colpa TUA, era costretto a
vivere una non vita.
Il
mio...sinceramente non lo so. Non mi sento in colpa verso di te. Anzi.
Direi che sono stato fin troppo generoso, e che non ho proprio nulla da
scontare, con te.
Solo...
Ecco si. Credo
che la mia sia rabbia.
Rabbia per
essere stato preso in giro da uno come te.
No, aspetta, mi
correggo. Non da UNO come te, ma da TE e basta. Perché se
fosse stato qualcun'altro, al posto tuo, me ne sarei sbattuto altamente.
Al massimo,
sarei andato da lui e lo avrei sgozzato. Ma con te non posso farlo.
Non posso farti
questo regalo, sarebbe davvero ingiusto per me. Tu meriti di soffrire,
di vederti strappata di mano ogni cosa che più ami. Meriti
di morire per mano di chi più ti ha amato. Meriti di vedere
la morte che colpisce per causa tua.
E credimi, ci
saranno molte vittime.
E solo
perché hai giocato coi sentimenti degli altri, con i MIEI
sentimenti.
Hai giocato con
un homunculus, e ciò ti costerà caro.
Lo sai che non
si fa, piccoletto?
Ora verrai
punito.
Trema, se vuoi.
Urla, se ti fa
sentire meno frustrato.
Infierisci su
qualcosa, se ti aiuta a sentire meno addosso la mia ombra dietro di te.
Perché
da ora in poi, addio moine, addio baci, addio scopate al chiaro di luna.
All'interno del
cerchio siamo sempre io e te.
Ma ora non siamo
più al suo centro.