Flashficcina *O* Ormai mi sto dando a quelle…*ride* Mh, Ed e Al hanno rispettivamente 6 e 5 anni.<3
<3Aishiteiru<3
.Honey Fever.
“Io te lo avevo detto.”
“Ma… Mamm… - colpo di tosse – Mamma… Io…”
“Niente ma, Edward. Io te lo avevo detto.”
“Edward, hai visto Alphonse?”
Stava seduto sulla sedia, i gomiti poggiati al tavolo e le gambe ciondolanti, intento a contemplare il vuoto.
“No.”
Il sospiro dolce di Trisha riempì il vuoto, mentre la sua
mano si poggiava sulla spalla del figlioletto, e l’altra reggeva un cesto di
panni sporchi.
”Avete litigato?”
“… No.”
Pizzicotto sulla guancia.
“Bugia, Edward. – sorrise, scuotendo la testa. – Avanti, che è successo?”
“… Oh, insomma!! – e la sua schiena aderì allo schienale della sedia, braccia e gamba tese all’aria ad agitarsi, convulse – Mi sta sempre attaccato come una piattola! Niisan qua, Niisan là… Voglio stare solo!”
Un momento di silenzio, disturbato dal leggero battere della pioggia sul vetro.
“Ed… - fece lei, addolcendo il tono di voce – Tuo fratello ti adora, lo sai. È naturale che voglia starti vicino. Vai a cercarlo, su.”
“Non voglio! Piove!”
“Edward…”
“Ma uffa! Perché sempre io? Perché non torna da solo?”
“Perché piove, sarà impaurito. Lo sai com’è Alphonse, si spaventa con poco.”
E per un attimo se lo immaginò sotto qualche albero – stupido com’era, non avrebbe mai pensato che un fulmine sarebbe potuto cadere dal cielo e mandare tutto a fuoco – rannicchiato contro il tronco umido di pioggia, a piagnucolare come… Come il bambino che era.
“Che scocciatura!”
E saltò giù dalla sedia, stirandosi i pantaloni con le manine grasse e correndo verso la porta.
“Edward, prendi l’ombrel- ”
Ma quello era già partito in quinta verso il solito fiume dove Alphonse andava a cercare conforto quando discutevano.
“Torno subito!”
La porta sbatté, chiudendosi. E Trisha, facendo spallucce, tornò a dedicarsi al bucato.
“Ah, questi bambini…”
E ritorniamo al principio.
Alphonse, a parte qualche macchia d’umido qua e là, se l’era cavata con poco. Aveva portato con se uno dei tanti giornali rubati alla mamma, e all’evenienza l’aveva usato come parapioggia. Aveva il nasino smocciolante ma, vabbeh, in fondo era un bambino.
Quale bambino non aveva il naso smocciolante?
Ad Edward non era andata così bene.
“Etciù!”
“Aw, Niisan, è colpa mia?” fece lui, sul ciglio del letto, sconsolato.
“Certo che è c- - incrociò il suo sguardo, liquido un po’ dal freddo, un po’ dal naso chiuso. E desistette. – …No, Alphonse…”
Stupido fratello. Oltre alle sgrida della madre per averlo lasciato al freddo, gli aveva pure fatto salire la febbre.
Stupido fratello!
“Edward, se avessi aspettato un minuto, dico Un Minuto, adesso non saresti in queste condizioni, sai? – fece sua madre, chinandosi per tastargli la fronte con le labbra. – Dovevi solo prendere un ombrello.”
“Ma…”
”Niente ma. – gli scompigliò i capelli, sorridendo. – Ormai è andata. Vado a
prepararti un po’ di brodo caldo. Alphonse tu resta a fargli da guardia!”
Starnutì, quello, per poi portare una mano alla fronte, lo sguardo fiero e ubbidiente. Che scomparve subito dopo, mentre si voltava verso il fratello maggiore.
“Niisan, stai male?”
Poggiò una mano sul braccio che stava fuori dalla coperta, e tutta la voglia di dichiarare al mondo la stupidità del piccolo Alphonse Elric si dissolse in una nuvola di fumo.
“Un po’… - Colpo di tosse a rendere il tutto meno credibile – Tuo fratello è forte, sai?”
Sollevò il braccio, acchiappando la carne delle sue guance e tirandogliela un poco, come sua madre aveva fatto poche ore prima.
… A lui sembrava immensamente caldo.
Forse un po’ perché la febbre saliva così in fretta da sfasargli il termometro interno, forse perché fuori effettivamente era tutto fuorché caldo, ma cominciò a tremare.
“N-niisan?”
“Mh… Fa freddo…”
Acchiappò le coperte, tirandole fino al naso, strusciandolo più volte sulla stoffa alla ricerca di un po’ di calore, mentre Al starnutì, passandosi poi un dito sotto al naso, osservando il fratello, indeciso sul da farsi.
Risoluto, poi prese un lembo del tessuto, scostandolo da una parte.
“A-Al, che fai?!” fece il maggiore, scansandosi mentre il piccolo si intrufolava con lui sotto le coperte.
“Niisan, hai freddo! – fece, arricciando le labbra – Ti riscaldo io!”
Quando fu in una posizione abbastanza buona da non avere fuori il sedere, riportò le coperte alla loro posizione originaria, poggiando poi la testa sul cuscino e guardando negli occhi suo fratello.
Il suo braccio andò a posarsi sul fianco di Edward, e con pochi movimenti di bacino, andò a stringersi a lui.
“Ma… Al, così ti ammalerai anche tu…” fece, quello, scuotendosi un poco.
Non sapeva se fosse perché non aveva intenzione di essere sgridato o perché non voleva davvero che anche Alphonse fosse costretto a letto per colpa sua.
Ma quello sorrise, innocente, e gli diede un bacio sulla guancia.
“Non fa niente, Niisan! Adesso hai bisogno di me, quindi sto qua!”
E si strinse ancora di più. Edward sospirò, rassegnato, poggiando la testa sul petto del minore.
“Se la mamma ti vede ti sgriderà, lo sai?”
“Mhmh. – annuì, poggiando il mento sulla sua testa bionda – Ma non fa nulla, niisan.”
E cominciò a cullarlo, dolce, passandogli le mani sulle braccia per riscaldarlo come meglio poteva. Anche se il tepore del suo corpo, per suo fratello, era già sufficiente.
“Mh… Grazie Al…”
E con gratitudine, e un filo di senso di colpa, chiuse gli occhi, lasciandosi cullare dal dolce mugugnare del fratellino.
“Ed, è pront- oh…”
Quando la sua testa fece capolino dentro la stanza, sentì il cuore scaldarsi. Il leggero ronfare delle sue due creature riempiva le sue orecchie, in una melodia ancor più bella di una ninnananna.
Con passo felino si avvicinò all’armadio. Prese una coperta e poi, piano, la posò sul letto, a coprire meglio i bambini.
Bacino sulla fronte, bacino sulla fronte.
“Notte, bambini…”
Ed uscì dalla stanza, mugugnando allegramente.