La
mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
Scrivi tu la fine
Io sono pronto
Non voglio stare sulla soglia della nostra vita
Guardare che è finita
Cosa è rimasto di quelle giornate passate davanti al camino, a raccontare di
quando eravamo poppanti e rotolavamo per le colline, sfracellandoci le ginocchia
e piangendo per invocare le nostre madri?
Lontani fisicamente, lontani per l’età,
lontani e basta.
Come adesso.
Cosa è rimasto di quell’affetto che mostravi
solo sotto le coperte, quando mi prendevi in giro per la mia statura – ancora,
dopo anni. Cielo, non cambierai davvero mai. – quando mi illudevi con false
promesse di amore eterno, quando stringevi le tue dita alle mie?
Cosa è rimasto, di noi due?
Cosa è rimasto dei tuoi “Non ci sarà nessuna
donna, ma solo tu, sempre tu, soltanto tu.”, dei fiori di plastica sul cuscino
al mattino – perché non appassiranno mai, mi prendevi in giro – e della colazione
al mattino che preparavi mentre cantavi, sicuro di non essere sentito?
Ci sono solo briciole, attorno a noi. Briciole
di pane raffermo, e pezzi di carta stracciati più e più volte, nel tentativo
di cancellare quello che c’è stato, quello che c’è adesso, e probabilmente quello
che ci sarà da qui a poco.
Sei cieco, e io soffro.
Sei cieco, e io continuo ad aggrapparmi
a qualunque tua parola, alla ricerca di una sola che sia per me e me soltanto.
Ma è così difficile.
Soldi, potere, fama, gloria. E l’esercito
da mandare avanti, e il patrimonio da gestire, e le guerre da fermare prima
ancora che nascano.
E io, in tutto questo, Roy, dove sono?
E io, in tutto questo, ci sono?
Nei tuoi pensieri qual è il mio ruolo? Quale
lo spazio che occupo nel tuo cuore?
Non capisco più se per te sono la persona
più importante, o solo un’ombra che ti segue fedele.
E io sto perdendo la voglia di stare al
gioco, sinceramente.
Nuvole
che passano e scaricano pioggia come sassi
E ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi
La strada che noi abbiamo fatto insieme
Gettando sulla pietra il nostro seme
A ucciderci a ogni notte dopo rabbia
Gocce di pioggia calde sulla sabbia
“Finisco il capitolo e vengo...”
Non dividiamo più neanche il letto. Non
vuoi disturbarmi perché devi alzarti presto al mattino, lo dici sempre, quando
tento di intrufolarmi tra le tue coperte.
E puntualmente mi allontani, con quella
dolcezza fredda, con quel sorriso di modesta falsità che solo in te può essere
trovato.
“È
tardi, Fagiolino, vai a dormire…”
Ormai non mi arrabbio neanche più. Ormai
vivo di baci sulle labbra, di ginocchia che rimbalzano sul materasso per qualche
attimo, prima che i piedi poggino sul pavimento freddo e a passi lenti esco
dalla stanza.
Ormai vivo aggrappandomi a quello che eri.
A quello che diceva che mai e poi mai avrebbe smesso di amarmi, a quello che
prometteva la dolcezza della Luna e delle stelle, e il calore del Sole.
Mi sento quasi una femminuccia, sai Roy?
Sai le stronzate che dicono, no? Che se
si è forti si è forti sempre, poco importa se hai perso un braccio e una gamba
o se il tuo ragazzo ti ignora.
Ecco.
È l’ennesima prova che io quella fottutissima
forza non ce l’ho. Non ho avuto la forza di darti quel che volevi – ho potuto
darti solo quel che il mio cuore sapeva darti, ti ho dato il mio cuore, la mia
mente, il mio corpo, ma non sono bastati a renderti felici.
E io mi incazzo
per questo. Ma non con te.
Non ci riesco, e non sai quanto vorrei.
Vorrei liberarmi del peso che ho sul petto, del dolore che provo a sentirti
parlare solo dei tuoi ragazzi all’esercito – oggi i novelli, domani la promozione
di qualche vecchio elemento – e di sentire sulla tua pelle un odore che non
è né il tuo, né il mio – perché il lupo perde il pelo ma non il vizio, sacrosanta
verità.
“Edward, è l’una… Quanto è lungo ‘sto capitolo?”
Lo sibili, quasi ti desse fastidio parlarmi.
… Forse sono paranoico. Ma ormai come posso
fidarmi, se non vedo prove concrete del tuo pseudo-amore così tanto decantato
fino a qualche mese fa?
“Una decina di pagine… Dormi, non ti preoccupare.”
E scuoto la mano, sorridendo come sempre.
E tu, un cenno col capo. E amen, a domani.
… Quando abbiamo iniziato a prendere percorsi
differenti? Perché non me ne sono accorto prima?
Quand’è che mi hai indicato un’altra via,
dicendomi Non seguirmi, io cambio strada?
È tutto così… vuoto.
Amore, amore mio
Questa passione passata come fame ad un leone
Dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
Tu non ricordi ma eravamo noi
Non so neanche se declassarti da Amore a Roy e basta.
Non ha senso faticare per reggere la barzelletta
che stiamo diventando. Non ha senso, se io devo continuare a far finta di essere
felice di stare al tuo fianco.
Non sono felice, cazzo, apri gli occhi!
Il mio sorriso è falso come un cielo di zucchero filato – ti ricordi quando
volevi imbambolarmi con le tue frasi da gran figo,
e ottenevi soltanto prese in giro? –, è falso come il respiro di un morto, è
falso.
Falso, falso, falso! Non esiste niente,
non c’è più niente! Non c’è per te, e io ci provo a fare altrettanto, Dio se
ci provo!
E ottengo solo ulteriori lacerazioni del
cuore, brandelli del mio amore che cadono sul pavimento e vengono spazzati con
una scopa – “Alza i piedi, su, devo pulire!” – come
se non valesse più nulla.
E non so dirti basta, dopo quello che
abbiamo passato, non so dirti che non voglio continuare, perché ho più paura
della solitudine, di continuare ad essere ferito da te.
Perché ormai hai succhiato tutto me stesso,
ogni fibra del mio corpo è marchiata dalle tue labbra, dai tuoi denti, dalle
tue mani. E a me non è rimasto niente di me stesso.
Dio, se qualcuno sentisse quello che sto
pensando, penserebbe che sono matto. O malato.
Non sono più me stesso.
Mi sono lasciato prendere troppo. Lo sapevo.
Non mi dovevo fidare di te, delle tue avances,
dei tuoi bisbigli all’orecchio, e quei baci sul collo che ogni tanto Ops, scappavano.
Noi
due abbracciati fermi nella pioggia
Mentre tutti correvano al riparo
Eppure in quei momenti ti maledicevo
– e come dimenticare, dannato Colonnello, delle volte in cui ho desiderato bruciare
le scartoffie per il gusto di metterti nei guai, e come dimenticare la tua mano
calda che sfiorava il mio collo, implorandomi di cedere?
Ti ho maledetto migliaia di volte, perché
stavi addestrando il cane dell’esercito, perché lo stavi rendendo mansueto,
e docile, e servizievole.
Pensavi davvero di amarmi, quando mi stringevi
sotto la pioggia a discapito del tuo fuoco? Pensavi davvero che sarei stato
la tua vita, mentre la gente ci diceva di ripararci sotto i portici mentre scappavano
come topi impazziti?
Oppure era tutto mera illusione?
Hai giocato sul mio essere solo, di avere
solo mio fratello, oppure non te ne rendi neanche conto?
Forse non sono mai stato importante.
E
il nostro amore è polvere da sparo
Il tuono è solo un battito di cuore
E il lampo illumina senza rumore
Magari sono stato, che so, un
colpo di fulmine.
Qualcuno sostiene che esista. Io so solo
di essermi innamorato della tua ostinazione, della determinazione che brillava
nei tuoi occhi, come quelle stupide scintille che l’ultima volta stavano per
bruciarti la divisa.
… Ti avessero bruciato, penso ora.
Perché forse avresti visto la mia preoccupazione
negli occhi, e avresti capito che ancora qualcosa esiste, anche se tenti di
ignorarlo.
… No, non tenti, riesci a farlo solo perché
è nella tua natura.
Ma io non posso fare nulla, ormai, se non
stare sul limitare della nostra storia, e vederla scivolare sempre più in basso.
Non ho voglia di combattere.
Non ho voglia di riconquistarti, non ne
ho la forza. Starò qua finché potrò e poi, valigia in mano, si torna a casa.
Un biglietto e via.
Sono sicuro che neanche lo noteresti.
E la mia pelle è carta bianca per
il tuo racconto
Ma scrivi tu la fine
Io sono pronto.
Sono stanco. Stanco.
E non ho la forza di lasciarti.
Dammi lo scacco matto, Roy, ti prego. Mollami, arrabbiati, picchiami e lasciami
solo.
Sarebbe un dolore minore di questo, sarebbe un dolore curabile in poco tempo,
non come questo supplizio che continuerà in eterno, se andiamo avanti così.
Sei tu quello forte tra i due, no?
“Edward…”
“Finito…”
Ed è un tonfo sordo, quello delle pagine che si chiudono.
Non posso sopportare oltre, Roy, ti prego.
Scrivi tu la fine di tutto questo, non lo vogliamo né tu né io.
Mostrati per quello che sei. Forte, imbattibile, invincibile.
In fondo, è sola una parola che andrà persa tra le altre.
Scrivi la fine.
Scrivila.