The best cold

“Niisan, te lo avevo detto.”
In risposta, non ottenne altro che un colpo di tosse, roco e disturbato da un catarro fastidioso. “Non... - colpo di tosse due - ... non c'è bisogno di ricordarmelo, lo so.”
Colpo di tosse tre.
“Questo è perché dormi con la pancia scoperta...”
“Sì...”
“E perché non ti copri...”
“Sìì...”
“E poi insomma, ormai l'estate è finita, non-”
“Al?”
“Sì?”
“Non sembra una – e giù a tossire ancora, le guance rosse da due linee di febbre – punizione abbastanza buona essere conciato così?”
Per tutta risposta, il fratellino rise, passandogli una mano tra i capelli.
“Non lo so, niisan, ci devo pensare.”
Si chinò e gli baciò la fronte, da brava mamma premurosa.
“Vuoi del latte caldo?”
“Scherzi, spero!”
“Ti farebbe – momento di sovrasto - ... bene.”
“Morirei.”
“Quindi, piuttosto la morte?”
“Sì!”
“... e allora latte!”
“... Al.”
“Sì, niisan?”
“... Non puoi incularmi così! - Starnuto! - Io io sono il più grande qui!”
“Però sei tonto.”
Gli tirò il naso, mollandoglielo subito dopo – preoccupato di vederlo soffocare per colpa della sua stretta, tanto aveva il naso otturato dal muco.
Si alzò dal letto, sparendo in cucina e destando la preoccupazione di Edward.
“... Al, Al, no fermo non lo voglio il latte!” si agitò tra le coperte, smettendo dopo poco istanti per un giramento di testa.
Stupidi malori autunnali.
Suo fratello tornò pochi minuti dopo, tazza fumante alle mani.
“Al, ti prego...”
“Tieni, niisan. - sussurrò, prostrandogli l'oggetto caldo – Non è latte, è cioccolata.”
Al maggiore si illuminarono gli occhi – con contributo extra dato dalla febbricciattola.
La prese, ci soffiò sopra e cominciò a sorseggiarla, quasi estasiato.
Fratello tonto. In quasi vent'anni che aveva, non aveva ancora imparato che certe bevande, per essere prodotte, devono contenere latte per forza.
Ma forse era perché nessuno gliel'aveva mai detto.
Un po' come per il frullato di fragole, in fondo – pensò, ridendo.
“Com'é? Troppo calda?”
Scosse la testa in risposta, continuando a deglutire – probabilmente beato dalla sensazione di calore che scivolava giù per l'esofago, a placargli il fastidio.
“Ahn... - fece, leccandosi le labbra – Era ottima, niichan.”
Il piccolo sorrise, chinandosi sulle sue labbra e pulendo così i residui di cioccolata.
“Waa!”
Si ritrovò nella stretta del suo fratellone, scaraventato sopra di lui con quella poca forza che gli rimaneva.
“Stai con me...”
“Dove vuoi che vada, scemo?” gli rise in risposta, stampandogli un bacio sulla guancia. “In cucina a cercare di imbrogliarmi...”
“Questo forse sì. - ghignò, scuotendo la testa. - Ma per questo periodo di malattia, sarò la tua infermierina, e non andrò da nessuna parte.”
“Promesso?”
“Promesso, niisan, promesso.”
“... E niente scherzi?”
Incrociò le dita davanti al suo naso, tirando fuori la lingua.
“Promesso!”
“... Bugiardo.”
“Solo a fin di bene, niisan!”
“Ma no-”
Non riuscì a terminare la frase, la bocca occupata dalla lingua lenta e dolce del fratello.
Sapeva che era solo la cioccolata a ridurlo così, rise mentalmente, mentre lo abbracciava in vita.
Per quanto furbo fosse suo fratello, non riusciva a non apprezzare ogni cosa di lui.
Era la dolcezza che gli era mancata da bambino, l'amore che nessuno gli aveva mai offerto.
Era quel pizzico di pepe che nella vita non guasta mai, un ragazzo dagli occhi troppo grandi che per lui avrebbe fatto di tutto.
Era il suo piccolo, adorabile fratellino.
“Ora nanna, niisan.”
“Ma Al, non ho sonno...”
“Nanna.”
“... Non posso neanche ob-”
“No?”
“Uffa.”
Piccolo, adorabile, protettivo fratellino.
A volte un po' rompiscatole, però a fin di bene.
O almeno questo aveva sempre pensato. Che fosse tutto un trucco per sorpassarlo nella gerarchia familiare?
No, no, era lui il maggiore, quello con delle responsabilità, insomma!
“Finché non guarirai – fece Al, quasi captando i suoi pensieri – dovrai fare come dico io, ma...”
“Ma?”
Di nuovo quegli occhi che brillavano.
“Ma quando sarai guarito potrai tornare al potere, ok niisan?”
“Ah, era questo che volevo sentirti dire!”
“E quindi...”
“E quindi a nanna, sì lo so, che palle!”
“Fammi spazio dai.”
“... Cioé?”
“Dormo con te.”
“Ma poi ti ammali.”
“Niisan – fece, portando una mano sulla sua guancia e strizzandola – è quello che vuoi, in fondo, no?”
Edward arricciò le labbra, guardando altrove mentre si spostava di peso dal centro del letto.
“Grazie!”
Schioccò un ennesimo bacio sulle sue labbra, prima di scivolare lentamente al suo fianco e spegnere l'interruttore della abat-jour
. “Sogni d'oro niisan.”
“Sogni d'oro Al...”
“... Ti amo...”
“Scemo...”
Lo cinse in vita, stringendolo a sé e dandogli un bacio sulla fronte.
“Anche io, Al.”