Summer Snow
Lo osservava, disteso sul prato, mentre gli ultimi raggi di
sole estivi inondavano il suo corpo rilassato.
Si chiese se non fosse stato un errore tornare a Tokyo di nascosto dal padre.
Ho deciso di recarmi in India, pare che abbiano scoperto qualcosa di interessante
laggiù, gli aveva detto.
Certo, come no!
L'India non gli interessava.
O almeno, non quando aveva proferito quelle parole a suo padre.
Si era recato da tutt'altra parte, era tornato a casa, per qualche giorno.
Takao lo sapeva, si.
Lo aveva chiamato, nel cuore della notte.
Posso stare da te per qualche giorno? Senza dir nulla a papà!, gli sussurrò
alla cornetta.
E Takao gli aveva detto di si, sicuro che in quel momento stesse sorridendo.
E così era tornato.
Era sorprendente stare soli nella stessa casa con fratello minore. Non era una
cosa che accadeva tanto spesso.
Anzi, si poteva affermare con certezza che non era mai accaduto.
E adesso che il nonno si era trasferito in aperta campagna a trascorrere i suoi
ultimi giorni in tranquillità, potevano stare benissimo assieme.
Insieme...
Chissà cos'avrebbe pensato Takao se solo gli avesse accennato un millesimo
di ciò che gli passava per la testa...
Insieme...
Adorava questa piacevole situazione.
Ogni mattina Takao si alzava almeno un'ora prima di lui, ed in silenzio usciva
dalla stanza per preparare la colazione per entrambi, dopodiché, come
se fosse un rito, si distendeva sul prato ad ammirare il cielo.
Gli parve quasi che stesse aspettando qualcosa...
Qualcosa che non sarebbe mai arrivato...
Si sollevò dal letto con fare svogliato, stiracchiandosi e mettendo per
bene in mostra i suoi pettorali, poi scosse la testa, rilegandosi i capelli
e uscendo dalla camera vuota.
Negli ultimi mesi aveva saputo che la squadra si era completamente sciolta,
e anche se qualche volta si sentivano per telefono o mail, i Bladebreakers ufficialmente
non esistevano più, per cui Takao rimaneva spesso e volentieri in casa
da solo, se non per qualche repentina visita di Kyoujyu o Hiromi.
Il che in quel momento non glinfaceva tutt'altro che piacere.
Tra un passo e l'altro, si chiese se non fosse malato.
Non era normale.
Aprì la porta della cucina, sentendo l'odore piacevole del té
alla pesca che tanto amava, assieme alle fette biscottate imburrate e con la
marmellata di ciliegie sopra. Passo passo, afferrò una sedia e la spostò
il tanto giusto per potervici sedere poi,. puntuale come un orologio, la porta
d'ingresso si aprì, accogliendo il piccolo padrone di casa.
"Buongiorno Hitoshi!^-^ Ben svegliato!"
"Ciao piccolo!"
"...=.= Ti devo ripetere ogni santo giorno che il suddetto piccolo ha quasi
17 anni??o.O"
"Io ne ho 24, per cui taci. Sei Piccolo!"
"Gné gné...<.<"
"Dai, vieni qui..." disse, allontanando un'altra sedia dal tavolo
e battendo la mano sul cuscino con un sorriso. Takao si colorì leggermente
in volto, sollevando dolcemente gli angoli della bocca, poi si avvicinò
al fratello, incorociando le braccia sul tavolo e poggiandovi sopra la testa.
Lo fissò negli occhi.
"..Oniichan..."
"Si?"
"...Niente..."
"...=.= Uno non mi nomina invano..Che c'é?"
"...Tu...mi vuoi bene?"
"Ma che domande fai, tontolo d'un fratello...certo che te ne voglio..."
"Lo dici solo perché mi hai davanti...chissà quante volte
hai detto che sono un rompiscatole..."
"Ma che vai dicendo, sciocchino?"
Non rispose.
Stette per qualche secondo con gli occhi puntati su quelli del fratello, sospirando.
Non riusciva a capire.
Per cosa si stava dannando?
"Takao...se c'é qualcosa che non va..puoi dirmelo, lo sai..."
"Non c'é niente che non va." rispose, distaccato.
Hitoshi lo osservò un momento, poi prese in mano la sua tazza di té,
cominciando a sorseggiarla...
Una bontà (che schifo n.d.Nari) che lo portava dolcemente al nuovo giorno.
Avvertiva ancora il suo sguardo, piccoli brividi che gli percorrevano le tempie.
Ripoggiò la tazza.
"Insomma...Parla,non mi paice vederti così."
"Onichan...io non...."
"Tu non cosa?"
"Non...non posso dirtelo...mi...mi odieresti..."
"Odiarti? Ma che fai, vaneggi?" (oddio, sta frase mi ricorda tanto
un mio compagno di classe..X°D n.d.suzaku)
"Probabilmente si... - fece, indietreggiando e mettendosi in piedi - Scusa,
vado in bagno..."
E senza il tempo di ribattere, Hitoshi rimase con la bocca semiaperta, ad osservare
con gli occhi la figura snella del fratello che imboccava il nuovo corridoio.
Un pugno batté sul tavolo.
"Come posso dirti...che ti amo, oniichan..?"
Appoggiò la schiena alla porta, portandosi una mano ai capelli e sospirando,
cercando di trattenere un singhiozzo.
Se lo ripeteva sempre...
Takao, stai attento. Confondi l'affetto fraterno con qualcosa per te troppo
grande...
E' vero, non lo vedeva molto spesso, ma quando lo vedeva il suo cuore scoppiava
di gioia...
Non era affetto.
Altrimenti, perché non provava la stessa gioia quando vedeva suo padre?
Perché non provava lo stesso fremito, le stesse sensazioni?
No, per Takao..questo non era amore fraterno.
Non era affetto, non era niente di tutto ciò...
Era amore.
Solo amore.
Un amore malato.
Un ragazzo. E per giunta suo fratello.
Come diavolo si era potuto permettere che gli accadesse qualcosa del genere?!
Hitoshi era il suo fratellone! Era maggiorenne già da un pezzo, e se
fosse successa qualsiasi cosa...qualunque cosa...ci sarebbe passato lui...
Non poteva dirglielo.
Per lui, per Hitoshi...
Per tutti.
"Sei un cretino, Takao..Un CRETINO..."
Non riusciva a spiegarsi perché proprio Hitoshi.
Perché non una normalissima ragazzA...O s eproprio doveva, perché
non un suo compagno di squadra, un suo amico...
No.
Suo fratello.
Si staccò dalla porta in legno, avvicinandosi al lavabo e osservandosi
allo specchio.
Perché non era nato femmina?
Perché era nato Kinomiya??
C'erano tante famiglie al mondo, perché Hitoshi doveva proprio essere
suo fratello?
Diede un pugno allo specchio, sfrantumandolo in mille pezzi, e non si rese conto
di ciò che aveva fatto prima di vedere il sangue scorrere lentamente
dai numerosi tagli sulla mano.
"..Ah...ah..." balbettò, senza sapere realmente cosa volesse
dire.
"TAKAO, CHE SUCCEDE??!" sentì dire dall'esterno, ma non riusciva
a rispondere, mentre paralizzato fissava il sangue uscire copioso.
Un colpo, due colpi, tre copli sulla porta, che arrivavano ovattati alle sue
orecchie, e poi si aprì, facendo entrare il ragazzo che, shockato, corse
subito dal fratellino.
"Takao, ma che diamine hai combinato?!"
Il ragazzo sollevò lo sguardo, senza dire una parola.
Capendo che non sarebbe mai riuscito a venirne a capo, Hitoshi, con due rapidi
gesti, prese tra lei sue braccia il fratello, portandolo in cucina e facendolo
sdraiare sul divano.
"Aspettami qui, non muoverti!"
E chi ci sarebbe riuscito, pensò inconsciamente Takao.
La vista cominciava ad annebbiarsi e aveva le vertigini.
Aveva una paura matta del sangue abbondante.
Si guardò attorno.
Bene, aveva ottenuto una cosa, anzi due.
Aveva rotto lo specchio, e avrebbe fatto andare Hitoshi su tutte le furie. Perfetto!
L'interessato tornò due minuti più tardi, con un mano una confezione
di garze color latte e una bottiglia di disinfettante.
"Apri la mano, presto.."
Takao fece come ordinato, cercando di respingere il conato di vomito che stava
giungendo dopo la vista di tutto quel sangue.
"Hi..Hit..."
"Stai tranquillo..." fece, cercando di mantenere un tono tranquillo.
Per infondere tranquillità al fratello.
Cominciò a fasciargli la mano, dopo aver accuratamente imbevuto la garza
di disinfettante, poi chiuse il tutto con dello scotch medico.
"Brucerà un po'...mi spiace.." fece Hitoshi, rammaricato.
"Mh...Grazie, Oniichan.."
"Figurati..."
"..Io..scusami..."
"E di che..."
"Non volevo...rompere lo specchio.."
"Ma non importa...^.^ Ne compreremo un altro...Stai tranquillo.."
Takao si guardò la mano, poi sollevò lo sguardo verso Hitoshi,
con gli occhi pieni di lacrime.
Fu questione di un attimo, e Hitoshi se lo ritrovò tra le sue braccia,
come se fosse un bambino, bisognoso di affetto e premure.
Quanto era difficile da reggere quella situazione.
Gli avrebbe volentieri mostrato ogni briciolo del suo affetto, se solo non avesse
avuto paura della reazione di Takao.
E della sua stessa reazione.
Non sapeva se nel momento esatto in cui avesse ammesso i suoi sentimenti, sarebbe
stato capace di reggere tutto ciò che avrebbe gravato su di lui.
Ma in quel momento, non doveva pensarci.
Sollevò le braccia, stringendo a se quel corpo forte, eppure così
fragile...cercò di dargli tutto l'affetto possibile, passandogli le mani
grandi e calde sulla schiena, facendogli capire che qualunque problema ci fosse
stato, lui sarebbe stato lì, con lui.
Non come lui avrebbe voluto, ma ci sarebbe stato, sempre e comunque.
"Hitoshi..scusami...scusami.."
"Ti ho detto che va tutto bene...non preoccuparti...^^" sussurrò,
baciandogli la fronte.
Nessuno proferì più parola, da quel momento.
Il silenzio, l'armonia che si era venuta a creare era troppo piacevole per essere
disturbata.
Takao socchiuse gli occhi, sospirando.
Chissà cosa avrebbe potuto pensare la gente sapendo che lui amava suo
fratello.
Chissà quante occhiate traverse, quanti allontanamenti....quanta solitudine...
Voleva davvero tutto questo...?
Era davvero disposto ad abbandonare la sua vita felice?
Felice si...ma vuota.
Tremendamente vuota.
Quante volte aveva desiderato un contatto simile con lui...?
Quante volte aveva desiderato soltanto di poterlo abbracciare...col timore che
lui non potesse capire, col timore che anche lui...
Anche il suo Hitoshi...
Potesse abbandonarlo.
Inconsciamente sollevò la mano sana, passandola sul petto del ragazzo
e stringendo la maglia del suo pigiama, singhiozzando silenziosamente.
La schiena, sotto le braccia di Hitoshi, sussultò.
"...Takao..."
"Scusa...non ce la faccio...io..non ce la faccio..."
"Oh...dai, vieni...andiamo in camera..."
Ma scosse la testa.
"No.."
"Mh?"
"Stiamo...stiamo qui..." disse, stringendo più forte.
"Va bene..."
*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*
Entrò in camera sua, per vedere se ancora dormiva.
La mano fasciata era poggiata sul cuscino, e con un po' di attenzione si poteva
vedere la chiazza di sangue che ormai era andata a seccarsi tra le setole della
garza.
Sorrise, e fece un sospiro silenzioso, senza staccare gli occhi dal suo viso.
Avrebbe pagato oro per sapere cosa stava passando nella sua testa.
Era stranamente sicuro che nel giro di qualche ora lo avrebbe saputo. Ma non
sapeva se sarebbe stato felice o no della cosa...
"..o...Onichan..."
"Takao...."
Il ragazzo si mise a pancia in su, strofinandosi gli occhi e mettendosi a sedere.
"Che...è successo...?"
"Nulla....ti sei solo addormentato cone un bebé..X°"
"D-Davvero?O//o..che figura...=//="
"Ma va la..^-^ In fondo ti ho visto solo io, no?"
Appunto.
Takao sorrise imbarazzato al fratello, sospirando.
"Già..."
"..Takao Takao...?"
"Si?"
"..Nulla, tanto non parli...òO"
"..T_T"
" E non fare quella faccia..ùù Quando te la senti vieni in
cucina, ok?^^ Guardo un po' di tv..."
"N...Ok.."
Hitoshi lo guardò, sorridendo, poi uscì dalla stanza, lasciando
il fratello da solo con i suoi pensieri.
"Devo dirglielo...o no?"
Si buttò sul divano, affrancato.
Gli sarebbe piaciuto essere un leggimente, in quel momento.
Probabilmente sarebbe riuscito a capire cosa avesse Takao, e soprattutto sarebbe
stato capace di aiutarlo.
Ma sapeva che non sarebbe comunque potuta andare diversamente dal modo in cui
la storia si stava svolgendo.
Afferrò il telecomando, giocandoci per qualche minuto con la mano mentre
il suo sguardo era dedito alla contemplazione del vuoto assoluto, poi, come
se gli fosse scoppiata una bolla sopra la testa si risvegliò, e finalmente
accese l'elettrodomestico.
Lasciò il primo canale che gli capitò, uno stupido quiz televisivo
in cui un concorrente doveva prendere una boccetta d'oro da un cesto pieno di
vermi.
"...Che schifo..."
Decise che forse era meglio fare un po' di zapping, così cominciò
a girare tutti i canali, guardandoli ma senza vederli.
La sua testa era altrove già da parecchio tempo...
Ancora zapping.
Alla fine optò per una stupida telenovela.
Solita scena classica.
Lei ha le sue mani tra quelle dei due.
Lui la guarda, stranito.
-C..Che cosa c'é, Yukari..?- chiede lui, mentre le orecchie gli diventano
rosse.
-Io....Toshiro...io...- Lei non riesce a parlare, è come intontita, le
gote rosse.
-Parla, Yukari...non..aver paura...-
Lei volta la faccia d aun lato, tremando.
-Non...non ce la faccio...-
-Yukari, ti prego...- dice lui, scuotendola un po'.
"....uff...."
Lei, controvoglia, recupera il contatto visivo con l'uomo che la fissa, rosso
in volto.
-Io..Toshiro...-
-Yukari...-
I due si avvicinano, le loro labbra si uniscono in tiepido, dolce bacio.
Hitoshi sbuffò, apatico.
"..Che palle..."
-Toshiro...io...io ti amo...-
Uno scricchiolio leggero, appena udibile.
-Yukari...-
-Ti amo...ti amo da una vita...-
"..Ti amo, Takao..." sospirò il ragazzo, poggiando le mani
sulle ginocchia.
"...Ch...Ch...."
Spalancò gli occhi, mentre il cuore gli balzava in gola.
Lentamente si voltò verso la porta, sapendo già cosa avrebbe visto,
temendo la sua espressione.
E fu quando i suoi occhi incrociarono quegli altri due, grandi, lucidi e shockati,
che il cuore sembrò mancare uno, due, tre battiti.
"T-Takao!"
Aprì la bocca, ma non ne uscì alcun suono.
Con i muscoli tesi dalla tensione, Takao si voltò, correndo via dalla
casa e sbattendo ogni porta si trovasse davanti al suo percorso. Libero di respirare
un'aria limpida, prese a piangere, senza smettere di muovere le gambe, sentendo
il fiato diventare sempre più corto, sempre più corto.
Hitoshi lo amava?!
Hitoshi...lo amava davvero?
Non riusciva a capire più niente.
La testa aveva ripreso a girargli vorticosamente, ma stavolta era cosciente
del fatto che non era un fatto di sangue, no...
Erano i suoi sentimenti.
Era come se migliaia di cavalli avessero preso possesso della libertà,
ed ora vagavano liberi nella sua mente.
Il suo cuore si stava sciogliendo rapido, come neve d'estate.
Avvertiva un tepore quasi insopportabile alle guancie.
E continuava a correre, correre.
"Takao, f...fermatiii!" sentì gridare alle sue spalle.
Non aveva il coraggio di voltarsi, non in quel momento.
...Ma cosa stava succedendo, così all'improvviso?!
Aveva sempre desiderato che Hitoshi gli dicesse qualcosa di simile, e adesso
che lo aveva sentito pronunciare quelle poche, fatidiche parole...
Lui scappava?
Aveva..paura di lui?
Era strano, era anormale, se l'era sempre ripetuto, sempre. Ma aveva sempre
sognato, fino all'ultimo, che qualcosa di simile potesse accadere.
E adessa che era successo, che senso aveva scappare? Che senso aveva cercare
di fuggire da una realtà ormai concreta, una realtà che lui tanto
bramava?
Non lo sapeva neanche lui.
Di due cose era certo in quel momento.
Che era confuso.
E che Hitoshi ricambiava.
Stava andando di testa...La vista gli si stava offuscando, sparendo ogni tanto.
Lacrime, vertigini, tutto.
Non sapeva neanche dove stava correndo.
Ma sapeva che doveva correre.
Tanto aveva la sicurezza che il suo Oniichan era dietro di lui.
Provò a mettere a fuoco la vista, sapeva che a quel passo non avrebbe
retto.
Il ponte.
Attraversò la strada, incurante delle automobili che sfrecciavano rapide
sulla strada principale, e raggiunse l'altro lato della strada.
"Takao, fermati!!"
No, non posso...
Non so perché, ma non posso!
Raggiunse con affanno gli scalini che portavano al grande prato, percorrendoli
uno ad uno con una stanchezza che andava via via consumandolo, e quando raggiunse
l'ultimo scalino, corse a cercare riparo sotto il grande ponte.
Poggiò una mano sul freddo cemento e lì si fermo, annaspando violentemente.
Si era fermato.
E adesso..?
Era ancora dall'altra parte della strada, in attesa di poter attraversare, ma
già neslle sue orecchie sentiva la sua voce, i suoi passi, il suo respiro.
Tutto.
Si chiese cosa sarebbe successo nel momento in cui sarebbero stati l'uno a poche
decine di centimetri dall'altro.
Il finimondo?
Le ginocchia cedettero, e si ritrovò a terra, continuando ad ansimare,
con la mano ferita sul petto, cercando di calmare il suo respiro, inutilmente.
Strinse gli occhi, cercando di immagazzinare quanta più aria poteva,
lentamente.
E poi, tutto si fermò.
E il cuore saltò un altro battito.
L'erba umida venne calpestata nuovamente, stavolta non con la velocità
opprimente di chi scappava dalle proprie ansie.
Ma con la lentezza di chi, dentro, stava morendo.
Morendo dalla paura, dalla preoccupazione.
Non ebbe la forza di voltarsi.
"..Takao..."
Continuò ad ansimare, anche se avesse voluto, non una sola parola sarebbe
uscita dalle sue labbra.
"Takao...anf...non voglio....giustificarmi..."
Azzardò un passo avanti.
"Senti...non so...anf anf...se tu...mi crederai o no...ma..."
Strinse il pugno ferito, mordendosi un labbro per soffocare i singhiozzi.
"...anf...io quelle cose...le pensavo sul serio."
Pum, un altro battito se ne andava.
"...L'ho detto...sovrappensiero, ma....anf...erano davvero...le cose che
pensavo...io...anf.."
Dillo, ti prego, dillo.
"...Io ti amo, Takao..."
E stavolta non poté far nulla per nascondere il suo pianto.
Si rialzò in piedi.
"...Ti amo...anf...e so..che è una cosa sbagliata....anf..ma...io
non ci riesco..."
Non riesci tu, non riesco neanche io, Hitoshi.
"...Non riesco a cambiare i...anf..i miei sentimenti...non posso farlo..."
Lo so, Oniichan, lo so...!
"....Mi dispiace...anf...ora...forse dovrei fare le valigie e tornare da
papà..."
...Cosa?!
"..ora...anf..eheh, ora mi odierai, immagino..."
"NO!"
Un uccellino volò via dall'albero vicino, spaventato dalla tensione che
si era venuta a creare.
"TU NON SAI NULLA!"
"...Takao..."
"NON IMMAGINI NEANCHE QUANTO IO STIA SOFFRENDO!"
"...Io..."
"SEI SUPERFICIALE, HITOSHI! SUPERFICIALE!"
"...."
"UN'EGOISTA, PENSI SOLO A TE STESSO?"
Che mi prende?
"VUOI SAPERE SE TI ODIO!? SI, TI ODIO!"
Una stretta al cuore, troppo forte.
Si voltò, guardando dritto negli occhi i suoi stessi occhi, guardando
quei pozzi ciccolato, umidi che probabilmente rispecchiavano in tutto e per
tutto i suoi.
"TI ODIO! E SAI PERCHE'?? PERCHE'..."
Perché...
"...Takao..."
"TI ODIO PERCHE' TI AMO, STUPIDO!"
Hitoshi parve un'attimo perdersi nel vuoto.
Stava sognando?
...No, quel calore era reale...
Il fratello gli si lanciò addosso, conquistando le sue labbra, assapporandole
avidamente, insaporite dalle sue stesse lacrime, mentre lo stringeva forte alla
vita, senza lasciarlo andare, senza dargli via di scampo.
Perché ora ce lo aveva, era suo, e lo sapeva.
E non doveva più dubitare dei suoi sentimenti.
Perché era sicuro di amarlo.
Amava suo fratello.
"Takao..."
"Stavo male..perché epnsavo...a quanto potessi odiarmi..se avessi...se
avessi saputo che io..che io..."
Gli impose il silenzio, ancora una volta, dolcemente.
"Sh....non dire più niente...andiamo a casa..." fece sorridendo.
Era un peccato?
"...Prima..baciami, baciami ancora..."
Amare il sangue del proprio sangue era davvero peccato?
"Ogni votla che vorrai..."
Pazienza.
Al cuor non si comanda.
In nessun caso.