Himitsu
Capitolo 2: Is only to stay
“Nonno, sono a casa!” fece, aprendo la porta di ingresso e buttando
lo zaino in un angolino impolverato.
Si levò le scarpe, mentre Kyouju da dietro lo imitava, sistemando il
suo zaino sopra l’appendiabiti assieme al cappotto fradicio.
Entrambi entrarono in cucina, osservando il tavolo imbandito per due e l’uomo
che dalla cucina, entrava nella stanza con un vassoio di orate.
“Ciao, bentorn…Oh, Kyouju! Ciao!”
Il ragazzo fece un profondo inchino, col sorriso sulle labbra.
“Buongiorno, signor Kinomiya!”
“Su, su, lascia da parte i convenevoli…Mannaggia, Takao, avvisarmi
una volta tanto che abbiamo ospiti?!”
“Ma…”
“Signor Kinomiya, non si preoccupi! Non mi trattengo a lungo, aspetto
che finisca di piovere…”
“Come vuoi, Kyouju..tu si che sei educato, non come una certa persona
che conosco…”
“Ma fatti un po’… - Takao osservò meglio il vassoio
in mano all’uomo, e impallidì. – Nonno…” fece,
indicando il vassoio.
“…Ehm…Ne sono avanzate da ieri…!” fece, retrocedendo
di un passo.
Takao non fece in tempo a controribattere che corse verso il bagno.
Il vecchio si sedette, sospirando…
“..Vuoi mangiar con me?” fece, imbarazzato.
La vista era offuscata dal braccio che ora stava
sopra i suoi occhi, impedendo alla poca luce che filtrava dalle nuvole di invadere
il suo campo visivo.
La testa gli pulsava terribilmente, ed ogni rumore era soltanto fonte di nervoso.
“Tu dovevi tornare a casa non appena il professor Hiwatari ti ha portato
in infermeria…” fece Kyouju, parlando sottovoce.
“Kyou, ti prego, risparmiami la paternale…e non nominare quello
lì, mi da sui nervi….”
“Ma perché? Non capisco, eppure lo conosciamo da appena un giorno…”
“Non lo so perché, è così e basta, ok?” fece,
alzando il tono di voce. Kyouju deglutì, annuendo.
”Si…scusa…”
Si sistemò per bene sul letto, mettendosi seduto, e finalmente mise il
braccio nella sua naturale posizione, osservando l’amico con rammarico.
“No…scusa tu, Kyou, non volevo risponder male…solo che…non
lo so…”
“Non preoccuparti… - fece, sorridendo – Come va la testa?
È passato un po’?”
“Si…Penso di esser tornato a posto, almeno con lo stomaco…”
“Eheh….domani…stai a casa, vero?”
“Scherzi?! Certo che no!” fece, sorridendo all’amico.
Non poteva mancare alle lezioni…Era tanto se continuava a fare casino
per tutto l’istituto, se poi si assentava, il direttore avrebbe avuto
una scusa in più per poterlo buttar fuori.
Ma non era quella la cosa che lo preoccupava.
Piuttosto gli sarebbe mancato quell’ambiente…
Ad ogni modo il mal di testa prevalse sul sentimentalismo.
“Nh..che palle…”
“Tu dovresti riposare…”
“Ma no, Kyou… - fece, mettendosi seduto – Io sto bene…”
Si sollevò dal letto, facendo qualche passo per avvicinarsi alla finestra,
dove fece qualche giravolta, spalancando le braccia.
“Vedi? Sto bene!”
“Si, come stava bene mia nonna a 102 anni…”
“Tua nonna a 102 anni non ci è arrivata..” disse,scettico.
“Appunto, Takao, appunto…”
Kyouju si avvicinò all’amico, prendendolo per la vita e costringendolo
dolcemente a tornare al suo posto, poi si voltò a fissare la finestra.
“Scusami, Kyou, devo essere proprio una palla…”
“Macché…Sei solo un po’ scemo, tutto qua! – fece,
sorridendo – Beh, pare che abbia smesso di piovere…”
“Si…vuoi che ti accompagni alla porta?”
“No, non preoccuparti, ormai conosco la strada a memoria! – sogghignò
– Beh, allora suppongo ti debba dire ci vediamo domani, giusto?”
“Esatto…” fece, con un sorriso perfetto.
“Ok…allora per oggi non strafare, guardati i cartoni animati e non
scocciare troppo tuo nonno, d’accordo?”
“Va bene, mammina…”
Kyouju arrossì un po’, ridendo imbarazzato, poi salutò con
la mano.
“Ciao Taka!”
“Ciao Kyou, a domani!”
Osservò il corpo minuto dell’amico uscire dalla sua stanza, poi
stesse per qualche secondo a fissare la porta.
E cominciò a ridere.
“Ihih…i cartoni animati…non sarebbe una cattiva idea però…”
E si appropriò del telecomando, accendendo la tv impolverata.
Sollevò lo sguardo al cielo, rimanendo quasi accecato da quel colorito
biancastro che inondava il cielo.
I raggi del sole cercavano prepotentemente di perforare la spessa barriera di
nuvole, ma l’unico risultato che riusciva ad ottenere era appunto, quel
fastidioso colore.
Si rimedicò alla contemplazione delle pozzanghere che incontrava lungo
il suo percorso, a volte evitandole, altre volte saltandoci sopra, inzuppandosi
i pantaloni almeno fino al ginocchio.
L’ultima grande impresa fu cercare di saltare quella enorme distesa d’acqua
che, stranamente, stanziava proprio di fronte a casa sua.
La solita fortuna, sospirò.
Fece qualche passo indietro e prese la rincorsa, saltando a filo dell’acqua
e riuscendo a raggiungere incolume l’altra sponda del “laghetto”,
fiondandosi subito sulla porta d’ingresso e spalancandola, entrando dentro
il negozietto di okonomiyaki gestito da suo padre.
“Ciao papà!”
“Ciao Kyouju! Come mai hai fatto così tardi?! Sono già le
cinque!”
“Ero a pranzo da Takao – disse, fermandosi al bancone e lasciandosi
baciare dall’uomo – Mi ha invitato a rimanere fino alla fine dell’acquazzone!”
“Capito… - rispose, accennando un sorriso – Beh, sali su,
tua madre prima ti cercava!”
“Mi cercava?”
“Si…Ha chiamato un tipo, ti voleva parlare…ma dato che non
c’eri, mamma si è lasciata dare il numero…”
“Ah, ok… - rispose stupito - Allora vado subito!”
Salutò l’uomo, poi prese a salire a due a due gli scalini, spingendo
la porta in avanti mentre si chiedeva chi potesse essere questo individuo che
lo stava cercando.
“Mamma!” disse, alzando la voce.
“Ma che urli, deficiente, sono qua!” disse una donna paffutella,
dandogli uno scappellotto. Kyouju si voltò verso la madre, massaggiandosi
la zona colpita, e disse:
“Ahia, che male…Ma era proprio necessario?!”
“Si, tesoro, così impari a non avvisarmi!”
“Ma come facevo ad avvis….”
“Niente storie! Ricorda che non sono la segretaria di nessuno! –
fece, infilando una mano nella tasca e levandone un foglietto accartocciato
– Toh, questo è il numero della persona che ha chiamato! Non mi
ha detto ne chi fosse, ne cosa volesse, grazie al cielo! Ora vedi di andare
a chiamarlo! E non starci molto!”
Il ragazzo stette per qualche secondo a fissare le labbra della donna, mentre
gli ultimi ordini raggiungevano il cervello, che diede impulso alla sua testa
di muoversi in segno di assenso.
“Ok, mamma…” fece, fissando il foglietto e voltando le spalle
alla paffuta signora, mentre assorto nei suoi pensieri si dirigeva nella sua
camera.
“….Ma dimmi tu, questo ragazzo….mah!” fece la signora,
che tornò alle sue faccende domestiche.
Kyouju aprì la porta della sua stanza, chiudendola a chiave e buttandosi
sul lettone, continuando ad osservare quel pezzo di carta.
Non conosceva quel numero, non lo aveva mai visto.
Mise una mano sul comodino, prendendo a palpare la superficie finché
non incappò nell’oggetto che desiderava al momento.
Si mise seduto, prendendo in mano il cordless e copiando il numero di telefono.
Prese a squillare, e il cuore cominciò a battergli velocemente.
Qualcuno dall’altra parte sollevò la cornetta.
“Pronto?”
“…Ma…professor Hiwatari?!”
“Sei Mashima?”
“S-si!! Buonasera! Non....non mi...”
“Scusa se mi sono permesso di prendere il tuo numero di casa…”
“Ma…si figuri! È una sorpresa, io non me lo aspettavo proprio,
ma…che succede?” fece, preoccupato.
“No, nulla di che, non preoccuparti. Volevo solo sapere se Kinomiya si
era ripreso!”
“Beh… - fece, dando particolare interesse al tono di voce dell’interlocutore
– Sta meglio di stamattina, si…gli ho imposto di stare a letto…”
“Capito…Ci tieni a lui, vero, Mashima?”
“È il mio migliore amico…” fece, sorridendo.
“Bravo, bravo…Senti…Stamattina, sul pullman ho trovato una
fotografia…”
“Grazie al cielo!” disse d’impulso. Sentì ridere.
“È tua?”
“No, è di Kinomiya! Sono contento l’abbia trovata lei…non
volevo che Takao perdesse l’unico ricordo di sua madre..”
“Ricordo…?”
“Si…sua madre è morta quando aveva 5 anni…”
“Capisco, mi dispiace….”
Chiuse il collegamento dopo una buona mezz’ora.
Non era mai stato al telefono così a lungo, figuriamoci poi se si trattava
di un suo alunno.
Ma era contento, anche se sentiva uno strano groppo al cuore.
Doveva ringraziare la timida parlantina di quello studente…
Ora sapeva qualcosa che probabilmente non aveva il diritto di sapere, ma forse
sarebbe servito a lavorare meglio su quel ragazzo, così come gliene aveva
parlato Kojirou prima che lui lo sostituisse nel suo incarico.
Takao Kinomiya…
Si presentava una bella guerra. Ma doveva vincerla ad ogni costo.
Si sedette sul divano, prendendo tra le dita quel piccolo pezzo di carta ed
osservandolo, vicino alla sua genitrice.
Erano parecchio simili nei lineamenti del viso…Solo una cosa li distingueva,
e cioè il colore dei capelli. Quelli di Takao erano di uno splendido
cobalto, mentre quelli della madre andavano su un castano tendente al rosso.
Eppure, a parte ciò, i due si somigliavano così tanto che si chiese
se quel ragazzo avesse anche un padre, e che cosa avesse preso da lui.
Ridacchiò.
Fare il professore lo aveva rammollito, un tempo non avrebbe fatto qualcosa
di simile come aggrovellarsi sul passato di una persona.
Un tempo se ne sarebbe fregato altamente, e invece adesso…
Eppure sentiva di non poterne quasi fare a meno…
Ma non capiva perché.
Nonostante tutto sorrise, pensando che se qualcosa doveva succede, qualunque
cosa fosse, lui l’avrebbe affrontata e vinta.
Si alzò dal divano, posando la fotografia vicino alla sua cartella e
andando in cucina per prendersi qualcosa di caldo da bere, poi si sedette sul
tavolino, con la matita all’orecchio e lo sguardo perso tra grafici e
teorie economiche.
Poggiò la mano sulla finestra, sospirando,
mentre il freddo delineava il suo perimetro sul vetro.
La pioggia continuava a cadere dal cielo color pece.
E la sua mente cominciava a porsi mille domande.
Aveva una strana sensazione, ma non aveva voglia di indagare.
Andò sotto le coperte, spense l’abat-jour, e chiuse gli occhi,
confidando in un sonno più tranquillo del precedente.