Bladers
Atto III: Do you remember?
Scena I
Si allontanò dalla cucina in silenzio, come un fantasma.
In quel momento lui non esisteva in quel cuore agitato e disperato.
Pensava che con il passare dei mesi, Takao avesse allontanato Kai dalla sua
mente, anche per tenere a bada la tristezza, la malinconia dei ricordi.
Evidentemente aveva sbagliato.
Forse doveva arrendersi, lasciar perdere tutto, con lui. Non sarebbe riuscito
ad entrare nel suo cuore. Specie in quel momento.
Imboccò il corridoio, trascinandosi sui suoi stessi passi, mentre le
voci dei suoi compagni si facevano sempre più deboli, fino a scomparire
del tutto.
Silenzio.
Poggiò una mano sullo scorrimano, ciondolando nel percorrere gli scalini
che portavano al piano superiore. Lo scricchiolio del legno sotto i suoi piedi
gli fece compagnia fino alla camera da letto, dove la finestra era stata lasciata
aperta, permettendo alla fredda notte di appropriarsi di ogni cosa. Si sfregò
le mani sulle spalle, cercando di riscaldarsi mentre, dopo essersi chiuso la
porta alle spalle, si avvicinava alla finestra, chiudendola ed abbassando le
serrande.
Si voltò, dando un'occhiata alla sua camera, perfettamente riordinata
da Rei, e il suo occhio cadde sulla scrivania dove, in un portafoto trasparente,
vi erano loro quattro, i vecchi Bladebreakers con Kyoujyu e Hiromi, in posa,
sorridenti.
Quasi tutti sorridenti.
Prese l'oggetto tra le mani, strngendolo forte e guardando un particolare con
lo sguardo infuriato.
"Perché..."
Una lacrima scivolò lungo la sua guancia, cadendo su quel volto serio
e continuando la sua strada giù per la carta fotografica.
"Perché riesci sempre a rovinare la vita delle persone...?"
Osservò con sguardo penetrante la figura stampata di Kai, sperando che,
ovunque fosse, potesse percepire tutto il suo dolore, la sua rabbia, e soffrire
a sua volta.
E pensare che un tempo per lui Kai era un esempio da seguire.
Ora invece...
Kai none ra stato concepito per far del bene, Kai non aveva un cuore puro, la
coscienza pulita.
Kai...era semplicemente Kai...Arrogante, testardo, egoista ed egocentrico.
Era stato bello potersi illudere che, stando con loro, le cose potessero cambiare.
ERA.
Ora non era più così. Ora l'illusione si era totalmente dissipata,
lasciando spazio alla sofferenza.
E alla delusione.
Aveva rinunciato a dichiararsi a Takao, pur di non rovinare i rapporti tra loro
tre. E Kai aveva pesantemente danneggiato tutto col suo comportamento.
"Io...Io ti odio..." fece, sorridendo ironico. Non avrebbe mai pensato
di poter pronunciare parole simili verso qualcuno.
Forse era davvero la prima volta che provava dei sentimenti simili per una persona.
Se poi si considerava che questo era stato uno dei suoi amici più cari...
Scacciò le lacrime accucciate sui suoi occhi con l'indice della mano
libera, poi riposò l'oggetto sulla scrivania, mettendo la foto verso
il muro, in modo da non vederla più.
Spense la luce grande dopo aver acceso l'abat-jour vicino al letto, ppoi si
infilò sotto le coperte, dando la buonanotte al cielo e permettendo alla
sua stanza di diventar proprietà delle tenebre.
C''era era un freddo pungente, quella sera. In aperta campagna,
dopo le piccole fabbriche della zona, era caduto un tetro silenzio, interrotto
di tanto in tanto dal fruscio delle foglie mosse dolcemente dal vento. A poche
centinaia di metri dalla vegetazione più fitta e vergine, vi era ancora
qualche rimasuglio di vita, seduto sulla ringhiera ad una ventina di metri dal
suolo.
Kai contemplava il vuoto, mentre le sue gambe ciondolavano nel nulla, aiutate
dalla corrente d'aria fredda che incontrava insistentemente le pareti del magazzino.
Si sentiva a disagio, in quel momento. La sua mente non era in grado di concepire
alcun pensiero, se non solo ed esclusivamente quello di chiedersi perché
avesse addosso la sensazione che da lì a pochi minuti sarebbe dovuto
correre al bagno epr aiutare la sua nausea ad allontanarsi.
Tirò indietro la testa, lasciando che l'aria scompigliasse leggermente
i suoi capelli argentei, mentre le sue orecchie percepivano il rumore dei cardini
cigolanti di una porta che ormai si reggeva in piedi per miracolo. Chinò
la testa di lato, osservando con la coda dell'occhio la figura che avrebbe interrotto
quegli attimi di solitudine.
"Salve, Yuriy..." esclamò, ridedicandosi a contemplare il cielo.
Il rossino si avvicinò, poggiando le mani sulla renghiera e osservando
a sua volta quella trapunta limpida e piena di stelle.
"E' quasi l'una...non sarà ora di andare a dormire?"
"Dubito che riuscirei a chiudere occhio...sto da schifo..."
"Che ti ha detto Matsushita?"
"Che probabilmente abbiamo esagerato..."
Yuriy roteò la testa di lato, osservando il profilo del compagno.
"Forse hai solo bisogno di riposo...In fondo, te la sei spassata alla grande
oggi..."
"Già, su questo non c'é dubbio..." sogghignò,
mentre osservava la Luna. Si diede una leggera spinta all'indietro con le gambe,
ritrovandosi in aria e atterrando sulla punta dei piedi sul pavimento gelido.
"Allora andiamo, no?"
"E andiamo..."
Entrambi diedero le spalle alla vegetazione addormentata, entrando nell'edificio
e scomparendo nella notte.
Tokyo era calata in un sonno profondo, cullato dal vento leggero
che, filtrando attraverso le foglie degli alberi, produceva un rumore sottile,
quasi impercettibile ma rilassante.
L'orologio della piazza comunale di Tokyo, davanti alle scuole secondarie, aveva
scoccato da quattro minuti le tre, ma nessuno poté vedere la lancetta
dei secondi arrestarsi lentamente dopo pochi battiti.
Men che una persona.
I lunghi capelli ramati si muovevano lentamente ad ogni suo passo, sollevandosi
ad ogni contatto con le sue spalle. Indossava una giacca bianca come la neve,
dove nascondeva le sue mani intirizzite dal freddo, ed un paio di jeans color
pece che lo aiutavano a mimetizzarsi con l'oscurità della notte.
Osservo con le sue iridi cristalline il grande quadrante, concentrando lo sguardo
sulla lancetta dei minuti, che indicava una direzione pressoché davanti
a lui.
Sorrise, facendo un inchino, poi seguì la strada "indicata"
dalla lancetta lunga, torvandosi in pochi minuti fuori dalla grande piazza del
centro.
Si ritrovò sul marciapiede che dava ad una delle vie principali della
città, una di quelle che, la mattina, si trasformava in un concentrato
di vita umana.
Ed ora era completamente desolata.
Guardò a destra e a sinistra, vedendo un'automobile che rallentava la
sua andatura, accostandosi di fronte a lui.
Osservò incuriosito la vettura, mentre il finestrino oscurato si abbassava,
mostrando un uomo sui 25 anni che lo osservava con occhi lucidi.
"Ehilà, giovanotto..." fece quello, e subito l'aria attorno
a lui si inzuppò di alcool.
Ma non si scompose.
"Salve!" fece, sorridendo, tenendo gli occhi chiusi.
"Cosa ci fai solo soletto a quest'ora..?" fece, mentre con lo sguarda
osservava la sua figura.
"Passeggio. E' una bella notte!" esclamò lui, con fare innocente.
L'uomo dentro il mezzo si voltò verso il suo amico, non più sobrio
di lui, poi, sogghignando chiese:
"Ti va di...fare un giretto con noi?"
Il ragazzo aprì lentamente gli occhi, fissando l'uomo nell'auto, senza
smetter di sorridere.
La sua schiena venne percorsa da un brivido gelido, paralizzante. Solo dopo
qualche secondo di contatto visivo con quello sguardo pacato e glaciale , il
ragazzone strattonò il suo compagno e lo incitò a riprendere rapidamente
la guida, allontanandosi da quel luogo.
Il castano fissò l'auto sparire alla prima curva, sorrise ancora, poi
attraversò l'artedia stradale, giungendo nell'altra sponda.
Si fissò attorno, cercando di non uscire fuori dalla strada indicatagli
dalla lancetta, e fu in quel mometno che intravide un vicolo stretto proprio
in quella direzione. Vi si diresse, imboccando quella piccola strada senza preoccuparsi
di dove realmente stesse andando.
Fece lo slalon tra alcuni bidoni dell'immondezza, dove i gatti abbandonati rovistavano
in cerca di qualche avanzo, poi si ritrovò in un enorme piazzale lasciato
andare, dove si ergeva un palazzo alto diverse decine di metri, coi vetri spaccati
dai quali si povano intravedere alcune delle macerie dell'interno.
Sorrise.
"Non vedo l'ora di incontrarti..Kinomiya..."
La stanza dove si trovava poteva essere definita tale entro
certi limiti.
Tutto attorno a lui era buio, e l'unica cosa di cui era certo era che sotto
il suo sedere ci fosse un pavimento, nero anch'esso.
Attorno a lui aleggiavano gli spettri dei suoi ricordi, che parevano quasi ignorarlo,
non notare la presenza di quel fagotto, mentre la sua stessa voce, elevata all'ennesima
potenza assieme a tante altre voci, faceva pressione sulle sue orecchie.
Improvvisamente, nitide nella sua mente, sentì il leggero rumore di soffici
passi, che lentamente gli si avvicninavano.
Sollevò lo sguardo, osservando chi si trovava davanti a se.
Era piccolo, con un cappello rosso e blu, ed una maglia bianca e arancione con
una grande T al centro. I suoi capelli mori erano corti, tranne un ciuffo irriverente
che quasi gli copriva gli occhi, di un delizioso color cioccolato.
"Perché sei tutto solo?"
Lo lasciò spiazzato.
"I..io..."
"Qui c'é tanto buio...e freddo...stai male?" chiese, arricciando
le sopracciglia.
"Si..." rispose d'impulso. Lo osservò negli occhi, senza riuscire
ad interrompere il contatto visivo.
"Come mai?" domandò tristemente.
Era strano...davvero strano parlare con se stessi.
"Non lo so..." mentì. Il bambino piegò la testa di lato,
mugugnando.
"Tu mi stai dicendo una bugia..."
"...Si..." riuscendo finalmente ad abbassare lo sguardo.
Non era fatto per mentire.
Specie se si trattava di mentire a te stesso.
"Qualcuno... - fece un passo avanti, posando la manina sul suo petto -
Qualcuno ti ha fatto male qui?"
Takao sussultò, a quel contatto. Qualcosa che lentamente andava congelandosi
venne contrastato da un piacevole calore , che avvolse tutto il suo corpo. Sollevò
entrambe le mani, poggiandole sulle piccole dita del bambino che lo osservava,
triste,
Abbozzò un sorriso forzato.
"Si..."
"Mi dispiace..." sussrrò il piccolo, mentre sollevava la mano
per portarla al suo collo e cingere il giovane in un abbraccio caldo e affettuoso.
Sentì i suoi occhi inumidirsi.
"Takao..tu...devi essere forte...-bisbigliò, rassicurante - tu..sei
forte...e...e poi...devi stare tranquillo... presto... - la sua mano scivolò
di nuovo al petto - Presto non ti farà più male qui..."
Si voltarono l'uno verso l'altro, sorridendosi a vicenda, poi il piccolo diede
un dolce bacio sulle labbra di se stesso, scomparendo poi in una nuvola di stelle.
Si ritrovò ad abbracciare l'aria, con le lacrime agli occhi, ma felice.
"Grazie..."
L'ulitma stella scomparve nel nulla, lasciando spazio ad una tenue luce che
invase il suo campo visivo.
Aprì lentamente gli occhi, mettendosi a sedere sul suo letto.
"Era...un sogno..." bisbigliò, stirngendo il pugno e portandolo
al cuore.
Un'altra giornata era nata.
Fece schiocchiare il collo di lato, osservando l'orologio che aveva scoccato
da poco le dieci.
Prese le coperte, spostandole di lato e mettendosi in piedi, poi si stiracchiò,
dirigendosi verso la finestra per aprirla.
Sorrise nel vedere che il cielo era pulito, con qualche nuvola qua e là
e un sole tiepido che lo riscaldava.
Confidò nella buona sorte, sperando che la sua giornata fosse bella quanto
quel cielo azzurro.
Diede le spalle alla finestra per dirigersi verso la porta e, lasciando la camera
al suo disordine, imboccò il corridoio che portava alla camera affianco
alla sua.
Bussò.
"...Avanti!"
Premette la mano sulla maniglia, spingendo in avanti la porta senza dire una
parola. Max era voltato di spalle, impegnato a sistemare alcuni libri sullos
caffale, senza preoccuparsi di chi fosse entrato nella sua stanza.
"...Max..."
Sussultò, e finalmente si voltò verso l'ospite, cercando di cammufare
la tristezza che lo attanagliava con un timido sorriso.
"Buongiorno Takachan!" esclamò, piegando la testa di lato.
Il giapponese sorrise a sua volta, mentre si avvicinava al biondino e faceva
attenzione a non inciampare tra le sue scarpe.
"Max, volevo dirti solo...grazie.."
Lo avvolse in un tenero abbraccio, poggiando la testa sulla sua spalla e sospirando.
Rimase un po' spiazzato.
"Ma di che..."
"Sei..un amico fantastico...Grazie di preoccuparti..per me..."
E come avrebbe potuto fare diversamente, pensò. Per Takao avrebbe messo
a disposizione la sua vita, se fosse servito a qualcosa.
"E' il minimo, Takao..." rispose, decidendosi ad abbracciarlo ed avvicinandolo
a se.
Quanto avrebbe voluto che quell'abbraccio non fosse un semplice gesto d'amicizia....
"Stai meglio?" gli chiese poi., L'abbraccio si sciolselentamente,
mentre il moretto sollevava gli angoli della bocca in un tenero sorriso.
"Si...riposare mi ha fatto bene...Anche se..."
"...Hai paura per Kai?"
"...Si..."
"vedrai che...si risolverà tutto...riusciremo a capire cosa gli
è successo..."
"Lo spero.." disse, sorridendo.
"Ma si...piuttosto..che ne dici di andare a fare colazione?" propose,
mentre il timido sorriso si accentuava.
"Ok, ci sto! - disse, sorridendo - Dall'odorino che si sente direi che
Rei è sveglio da un bel po'...e che ha preparato..."
"Frittelle!"
"Esatto!"
"Allora muoviamoci!!"
E cominciarono a correre, facendo a gara per vedere chi per primo avrebbe raggiunto
la meta.
Era ancora presto per svegliarsi dal sogno che stava vivendo.
"Ma si, penso che gli farebbe bene..." disse al cinese,
mentre versava la cioccolata nel bicchiere di Liu, che sorrise, mentre osservava
i biglietti che stavano sul tavolo.
"Già, lo penso anc...mh?"
"IO, IO!!" sentirono provenire da dietro la porta, che si spalancò
nel medesimo istante in cui Rei sollevò l'indice.
"Sono svegli!"
"Dove sono le nostre frittelle??!" esclamarono all'unisono.
"Ehm...Buongiorno anche avoi..." fece Liu, guardando i due di sottecchi.
Ed improvvisamente i due si ricomposero, mentre rei cercava di soffocare le
risate in un pugno che nascondeva le sue albbra.
"Salve Liu!" strillarono, facendo un inchino impacciato. Liu sollevò
un sopracciglio, poi anche lei si lasciò scappare una risata.
"Ciao! vedo che ti sei ripreso.." disse, rivolta a Takao.
"Si... - sorrise - sto molto meglio..."
I due si avvicinarono al tavolo, prendendo posto, poi Max prese fra le mani
uno dei biglietti, guardandolo incuriosito.
"Mh? What's this?"
"E' un biglietto per l'Itsumo Dance...stasera ci sarà un famoso
Dj americano che terrà una serata la...una mia compagna di corso me li
ha dati e mi ha detto di farci quello che voglio...voi che ne dite?"
"Non è una cattiva idea, no?" s'intromise Rei, che intanto
era andato a recuperare le frittelle per i due. Takao guardò Max, che
ricambiò lo sguardo.
"perché no?" esclamò l'americano.
Takao annuì.
"Si può fare!"
"Bene allora è deciso! - disse la ragazza, battendo un pugno sul
tavolo - Passo con l'auto verso le dieci, ok?"
"Va bene! Così avrò il tempo di cenare..." fece Takao,
il cui sguardo era stato rapito dalla visione paradisiaca delle frittelle davanti
a lui.
Liu sospirò, annuendo.
"Tutto il tempo che vorrai..." ghignò, dandogli una pacca.
"Bene! Allora..."
"It will be nice!" esordì Max, alzando un pugno al cielo. E
tutti sorrisero, addentando assieme le proprie frittelle.
"Ne siete sicuri?" fece Yuriy, scettico.
"Al 100%, Ivanov. Prima agiamo, meglio è...Dubito che Kinomiya si
aspetti ciò..."
"Ma...mostrarci così velocemente non sarà controproducente?"
fece il russo, buttando uno sguardo a Kai, che si guardava attorno,s buffando
ogni tanto.
"In che senso?" chiese l'uomo.
"Nel senso che...insomma, facendo così accorceremo i tempi! E Katsuya
e Matsushita non si sentiranno un po'...sotto pressione?"
"Nah, loro se la caveranno benissimo. E' giusto epr loro se faremo un...sopralluogo...ci
servono informazioni in più, dato che pare ci sia qualche..problema."
"Del tipo?"
"Non so...non mi han informato a questo riguardo...Tu che ne pensi, Kai?"
"Io con te non ci parlo..." bisbigliò, fulminandolo con lo
sguardo.
Borkov fece spallucce, sogghignando.
"Sempre il solito, neh? Eh vabbeh...ad ogni modo, ci dovrai andare tu..."
"...Andare dove?"
"Da Kinomiya."
"Voi siete così inetti da non farcela contro un dicianovenne?"
chiese con disprezzo.
"No, purtroppo - fece, infilando una mano in tasca e levando fuori un bey
azzurro - Tu sei l'unico!"
Lanciò l'oggetto in mano al ragazzo che lo osservò, stupito.
"...Dranzer?"
"Kinomiya Takao detiene il potere della creatura Sacra della Natura, Seiryu.
Fin quando il Drago lo terrà sotto la sua protezione, noi non potremo
far nulla."
"E come pensi che possa riuscirci io, da solo?"
"La tua Fenice è abbastanza potente da tener testa a Seiryu. Kai,
mettiti in testa il primo obiettivo di questa...operazione."
"Sarebbe?" chiese, inarcando un sopracciglio.
"Finché Seiryu sarà con lui, Takao non correrà rischi.
TU...devi indebolire Seiryu...e farlo sparire dalla faccia della terra. Poi
toccherà al suo padrone."
"Mh.." mugugnò, mentre teneva Dranzer tra l'indice e il pollice,
osservando il bit chip.
"In poche parole mi stai chiedendo di sfidarlo?"
"Qualcosa di più serio di un semplice incontro tra trottoline..."
"..Capito.." fece, sorridendo.
"Bene..."
Si voltò di spalle, avvicinandosi alla scrivania e aprendo il cassetto
centrale. Vi frugò per qualche momento, estraendone un foglio e tornando
dai due.
"Il luogo in cui vi...incontrerete è questo... - fece, indicando
un punto in quella che si rivelò essere una mappa - Non è difficile
da raggiungere..."
"Conosco quel luogo..." disse Kai.
"Perfetto...allora..te la senti di...lavorare stanotte?"
"Non c'é problema. Ed ora, se non ti dispiace, io e Yuriy avremmo
da fare..." disse, prendendo il moscovita per mano ed allontanandosi da
Borkov, che li osservò finché i due non sparirono dal suo campo
visivo.
Il tempo sembrò favorevole alla giornata e ai programmi
dei ragazzi. Il cielo cominciava già a tingersi di rosso, mentre il sole
stava lentamente tramontando dietro le fabbriche della periferia cittadina.
Il vento soffiava leggero e caldo, rendendo il tutto molto più piacevole.
Qualche stella cominciò già a far capolino nel cielo arancio,
mentre nell'aria risuonavano i rintocchi delle campane che segnavano ormai le
sette e mezza. (Piccola nota: Lo so, mi rpenderete per pazza!XD E dire che il
giorno rpecedente è durato ben SEI CAPITOLI XDD! Però, sapete
com'é..questioni di scena!OòO *si ritira*)
Assieme a loro, vi era anche il suono delle voci di chi rincasava dai club extrascolastici,
dei bambini che si rincorrevano per le strade semideserte e i rumori metallici
di tre beyblade che si accozzavano ormai da dieci minuti.
"Dragoon, schiva!" esclamò Takao, spostando il braccio di lato
per indicare al suo bey la direzione da seguire. La trottola fece come ordinato,
facendo si che i suoi degni avversari quasi non si eliminassero a vicenda. Driger
girò per qualche attimo attorno a Draciel, per poi allontanarsi e riprendere
la sua strada.
"Insomma, ci muoviamo?! Ormai l'acqua starà bollendo!" fece
Rei, sorridendo.
"Quanta fretta!" esclamò Max, mentre si muoveva nella direzione
opposta a quella del cinesino.
"Beh, poi l'acqua evapora!"
"Vuoi finirla qui, allora? - ghignò Takao, facendo un passo in avanti
- Ok, ti accontento! Dragoon, all'assalto!"
Improvvisamente, il beyblade bianco incrementò la sua velocità
di rotazione, investendo i due beyblade avversari, che schizzarono fuori dallo
stadium, cadendo ai piedi di Rei e Max.
"Ma...io non volevo essere sbattuto fuoriiii!!" esclamò Max,
prendendo in mano Draciel e dandogli una pulitina. Takao recuperò Dragoon,
poi si lasciò andare ad un gran sospiro, sdraiandosi sul prato.
"Aaah....mi ci voleva!" fece, stiracchiandosi e dissando il cielo.
"Quel che ci vuole a me invece è un bel bagno caldo!" disse
l'americano, osservando il giapponese che alzava la mano per fare segno di OK.
"Non impiegarci tanto, voglio farla anche io!"
"Ok, Takachan!"
"Bene, allora io vado a preparare la cena!" disse Rei, sistemandosi
la veste.
"D'accoooordo..."
"Entri in casa?"
"No, sto un po' qua..." fece, sorridendo. Sentì i suoi compagni
mugugnare in segno di assenso, dopo di che le sue orecchie vennero invase dal
rumore di erba calpestata, e infine dal silenzio.
Si ridedicò alla totale contemplazione del cielo, ed osservò imperterrito
l'unica stella che brillava sopra di lui.
E sospirò.
"Che belle stelle..." sussurrò, appeso al suo
braccio, e la testa sulla sua spalla.
"Già...guarda quelle là..." bisbigliò al suo
orecchio, sollevando un dito e indicandone due che brillavano molto più
delle altre.
"Ihih...siamo noi, eh Kai?"
"Si, Takao..."
Quella stella, lassù, ora era così sola...Attorno
a lei, solo un limpido spazio che ormai cominciava ad oscurarsi, tendendo al
viola. Le altre piccole luci cominciavano a nascere in quel momento, ma erano
comunque troppo fioche.
Troppo distanti.
Era riuscito a sorridere fino a quel momento, a nascondere, soffocare il dolore.
Ma in quell'attimo non poté fare a meno di lasciar andare una lacrima,
che corse fino al lobo dell'orecchio per poi arrestarsi.
Sorrise, asciugandosi la guancia.
"Ti amo...Kai..." sussurrò, mandando un bacio alla piccola
stella affianco alla -sua-.
Si diede una spinta con le gambe e si rimise in piedi, cercando di farsi forza,
poi saltellò in cucina.
"Reii!! Che cé di buono?"
E alle dieci, puntuale come un orologio svizzero, un clacson
prese a suonare ripetutamente davanti al portone di casa Kinomiya.
Rei uscì di corsa, sorridendo a Liu, che scese dall'auto.
"Sei pronto?" fece, allungando le mani su di lui e baciando il cinesino.
"Io si...Max si sta sistemando..."
"E Takao?"
"Cerca le chiavi di casa e rassicura il nonno..." fece, ridacchiando.
"Capito...speriamo si muovano..." fece, guardando l'orologio. In quell'istante
sentirono le voci dei due che salutavano Ryu per poi raggiungerli con passo
affrettato.
"Scusa Liu!" fece Takao, chiudendo il portone.
"Figurati...Su, salite in macchina!" disse, facendo cenno di muoversi.
Subito i tre salirono in auto, e nel giro di un quarto d'ora raggiunsero l'Itsumo
Dance, vedendo la fila di giovani che si accalcavano all'ingresso.
"Oh, cazzo, quanta gente..." esclamò Max, indicando la bolgia
a pochi metri da lui.
"Non preoccuparti, Max - lo tranquillizzò la ragazza - Entriamo
dal retro..."
fece manovra e si parcheggiò, poi i quattro scesero dall'auto, rassettandosi.
"Non era mai venuto all'Itsumo Dance..." fece Takao, guardando la
grande cupola che occupava una vasta area di quella zona.
"Quand'ero più piccola venivo spesso qua con le mie compagne di
classe...ed ora entriamo, dai!"
"..Pensi che Takao verrà?" chiese Yuriy, mentre
si accigliava a saltare l'ennesimo tetto.
Kai poggiò un piede sul parapetto, guardandosi attorno e sistemandosi
il cappotto.
"Non lo so."
"..Mh..."
"Ma credo di si..."
"Ci vorrei tanto essere anche io..." fece, ghignando.
"Bah! E' solo lavoro..."
"...ne riparleremo quando tornerai.."
"Ok. Ad ogni modo...casa Kinomiya è la, andiamo..."
Aprirano la porta sul retro, entrando in un piccolo corridoio
nel quale alla fine, si stanziava una grande tenda viola. Takao si guardò
attorno, mentre la musica ad alto volume tentava prepotantemente di entrare
nelle sue orecchie, impresa che non gli venne affatto difficile.
Liu prese il posto di capofila, facendo da guida ai tre, che parevano sperduti
ancor prima di entrare. La ragazza scostò di lato la tenda, e subito
la musica frastornò tutti.
"Accidenti, che alto!" fece Rei, portando d'istinto un dito all'orecchio.
"Naah, ti ci abitui in fretta!" rispose Liu, afferrando il braccio
del cinesino e trascinandolo con se al bancone, mentre Max e Takao, dietro di
loro, sogghignavano.
Nella grande sala c'era già una cinquantina di persone, già impegnate
nelle loro danze sfrenate o nei bicchierini di whisky, birra o cocktail vari.
Takao si guardò attorno, spaesato. Prima di allora non era mai stato
in una discoteca, ma dovette ammettere che non era poi così malaccio.
Gettò un'occhiata alla pista, notando con piacevole sorpresa che le coppie
danzanti non erano formate solo da ragazzo e ragazza.
Si sentiva già più a suo agio.
Senza pensarci troppo, si allontanò dal gruppo per sedersi vicino al
bancone, per osservare i volti e i modi di chi si trovava con lui in quel luogo.
Si chiese se a Kai sarebbe piaciuto andare in un posto simile. In fondo, lui
non amava la compagnia.
Però magari, se fossero stati assieme...
Passò una buona mezz'ora, prima che la gente smettesse di affluire in
modo continuo al locale.
Guardandosi attorno, si rese conto di aver perso di vista Rei e Liu, ma probabilmente
erano in pista a ballare, per cui non aveva di che preoccuparsi.
Chi lo preoccupava era Max, più che altro.
Stava a pochi passi da lui, ma era come se non si conoscessero affatto.
Parlava animatamente con il barista, che continuava a versore alcolici nel bicchiere.
Si chiese se i due si conoscessero e, cosa più importante, se non stesse
bevendo qualche bicchierino di troppo.
Sussultò, mentre sentiva una mano poggiarsi sulla sua spalla, interrompendo
i suoi pensieri.
"Ehi, giovanotto!" fece una voce grossa, che si scoprì appartenere
ad un quarantenne di altrettanta grossa statura ma dal sorriso gentile sul volto.
"S-si?"
"Sbaglio o sei un po'..spaesato?"
"Oh, beh...è..la prima volta che vengo in un posto simile..."
fece imbarazzato.
"Lo immaginavo... - sorrise - Anche a me aveva sortito un certo effetto...ti
va di bere qualcosa?"
"Ma..ma no..non si disturbi.."
"Nessun disturbo, giovanotto! Offre la casa!" disse, mentre prendeva
il frullatore e lo attaccava alla corrente. Takao osservò l'uomo che,
dopo aver azionato l'oggetto, cominciò a versare diversi liquori, mentre
il ghiaccio all'interno del contenitore si frantumava in invisibili scaglie,
che assumevano un colore rosa pastello.
"Che cosa..." disse, indicando il frullatore.
"Ti preparo un bel cocktail alla fragola, vedrai che ti piacerà
e... - sollevò lo sguardo, ridendo - Tranquillo, dopo averlo bevuto non
comincerai a ballare come un forsennato al grido di VIVA L'AMERICA.."
Takao sorrise, mentre sentiva un leggero pizzicore alla base del collo. Scostò
il volto di lato, e si ritrovà ad osservare gli occhi lucidi di Max,
che lo osservava assente. Staccò quasi immediatamente lo sguardo, sentendo
un'angoscia opprimente nascere dentro di se.
Angoscia che si allontanò quando un intenso odore di fragola invase le
sue narici.
"Prego, bevi!"
"Oh, grazie!" fece, afferrando l'oggetto e portandolo alla bocca.
Era davvero sublime, tanto da berlo tutto in pochi sorsi, sotto lo sguardo soddisfatto
del barista.
"Piaciuto?"
"Delizioso!"
Era una notte così tranquilla...
Chi avrebbe mai avuto il coraggio di disturbarla?
Dong....Dong...
Ormai era mezzanotte e mezza.
E mancava poco all'inizio delle danze.
"Takao!" fece Rei, avvicinandosi con dietro Liu, che
si teneva la testa.
"Che succede?"
"Liu non si sente tanto bene...la riaccompagno a casa...voi che fate?"
"Non preoccuparti, vai pure! Noi torneremo in taxi..."
"Sicuro?"
"Si, si..non preoccuparti! Noi torneremo in taxi..."
"Ok..Grazie, Takao!"
Takao salutò l'amico con la mano, osservandoli finché non si dileguarono
tra la folla.
Sospirò, ma non ebbe tempo di formulare alcun pensiero, ne fare qualsiasi
altra cosa.
Sentì una mano calda scivolargli lentamente lungo il braccio, per poi
afferrargli saldamente il polso. Sollevò lo sguardo, e le sue pupille
si restrinsero all'istante.
"M-Max, cosa..."
Il biondino non gli diede ascolto, strattonandolo e costringendolo a seguirlo
fino a quelli che si rivelarono essere bagni.
E improvvisamente il suo cuore prese a battere all'impazzata.
"Max, che diamine vuoi fare!?" fece, alzando la voce, inutilmente,
dato che il bagno era deserto.
L'americano, per tutta risposta lo prese per le spalle, sbattendolo al muro
azzurro e guardandolo negli occhi.
Aveva perso il senno della ragione.
Si avventò sulla sua bocca, costringendo il giapponese ad ospitare la
sua lingua, e le mani presero ad impazzire, frugando ovunque potessero nel corpo
sbigottito di Takao. Strinse gli occhi, ripetendosi che era solo uno stupido
incubo...
Ma non riusciva a svegliarsi.
Max uscì dalla sua bocca, passando al collo e al lobo delle orecchie,
mentre le dita scendevano a giocare con la cerniera dei pantaloni, che takao
si ritrovò presto alle caviglie, assieme ai boxer.
"M...Max, smettil...nh..." bisbigliò, mentre la mano calda
dello yankee afferrava con sicurezza il suo sesso, stuzzicandone la punta con
l'indice, unico dito freddo della sua mano.
"Taka...Takao.." sussurrava Max, mentre gli leccava insistentemente
il collo, mordicchiandogli i lobi delle orecchie.
Il respiro del Drago di fece via via più pesante, e mentre con la mano
cercava di allontanare Max dal suo corpo, a quest'ultimo la situazione pareva
di suo gradimento.
Il biondino diede più vigore alle sue carezze, senza fermarsi, tornando
alle labbra del giapponese, che si ritrovò nuovamente la bocca inondata
del sapore d'alcol.
Venne, e in quello stesso istante riuscì, seppur con fatica, ad allontanarlo
da se, mentre ansimava senza controllo.
"Anf...M-Max...anf...BASTA..." disse, cercando di esser duro con le
parole.
In cambio ebbe uno sguardo stranito, che si spostò dagli occhi di Takao
alla sua mano sporca del suo seme.
E cominciò a piangere.
Si fiondò nuovamente sul giapponese, stavolta in un abbraccio disperato.
"T...Ta..."
"Shh...E' tutto...ok...torniamo a casa..."
Dong.
L'una.
E le danze presero il via.
Pagò il tassista, sorreggendo Max, poi i due entrarono
in casa, trovandosi immediatamente Rei, piazzato sulla porta d'ingresso, con
un'espressione sconvolta nel viso.
"Che succede?" chiese Takao, e il cinese sollevò luna busta
bianca, che teneva tra l'indice e il medio, porgendola all'amico.
"...E'..."
Gli diede una rapida lettura, poi il foglio gli scivolò dalle mani.
Kai Hiwatari.
L'incubo era appena iniziato.