Act I: Lovers, Enemies
Scena II
Spalancò gli occhi d'improvviso, guardando
il soffitto senza vederlo.
Quando finalmente si rese conto di esser sveglio, inarcò un sopracciglio,
perplesso.
Perché diamine si era svegliato così, con l'ansia pulsante nel
petto, se stava sognando qualcosa di stupendo come una montagna di panna montata
con dentro la sorpresa?
Si mise seduto, cercando con lo sguardo la sveglia analogica che lampeggiava,
lasciando intendere che quella notte la corrente era saltata, giusto per convincerlo
a metter piede giù da quel letto morbido per andare a vedere quale fosse
effettivamente l'ora.
Lanciò in aria le coperte, facendole scivolare rapidamente a terra, poi,
controvoglia e a malincuore, si voltò di lato, inforcando le ciabatte
e mettendosi in piedi, sbadigliando sonoramente dopo ore e ore di sonno beato.
A passi lenti e strascicati, e sopratutto con la mano parata davanti, palpò
l'aria alla ricerca di qualcosa di più consistente da sfiorare e impugnare,
qualcosa che fosse anche lontanamente simile ad una maniglia.
Quando la toccò, fece un grande sospiro, e aprendo la porta di scatto,
fece due grandi passi per poi gridare un sonoro buongiorno che, tuttavia, non
ricevette risposta.
"Oh, ma come siamo gentili oggi..." bisbigliò, mentre aggiungeva
altri passi a quelli già fatti per entrare nella sala da pranzo.
Deserta, ovviamente.
"...Ma...dove sono finiti tutti?" fece, grattandosi la guancia.
Quel silenzio era insolito, in casa sua, specie da quando lui e i suoi amici
vivevano sotto lo stesso tetto. Optò per un'occhiata al giardino, cominciando
ad udire i primi rumori della giornata, dolce canto dei passeri, interrotto
ogni due secondi da qualche urlo secco e determinato , segno che forse non era
davvero solo nella sua abitazione.
La porta scivolò di lato, inondandolo di una tenue, tiepida luce.
"Aah, che sole!!" disse, stiracchiandosi e stringendo gli occhi, mentre
il suo corpo veniva inondato dal buon calore e il suo udito percepiva il dolce
calpestare dell'erba carica di foglie secche da parte di un qualcuno precedentemente
identificato.
"Alla buon'ora, Takao! Credevo non ti svegliassi più..."
"Bum, esagerato...manco fossero le nove di sera..."
"Beh, sono le nove del mattino, malandrino, e i tuoi amici sono svegli
da più di un'ora, ormai!"
"Non è colpa mia se ho il sonno pesante...ad ogni modo, buongiorno,
nonno!"
"Ciao nipote...da quanto deduco devi aver dormito bene, o sbaglio?"
"No, no, centrato in pieno...Piuttosto...dove sono Rei e Max?" esclamò,
guardandosi un po' attorno.
"Mh, sono gentilmente andati a far la spesa per oggi e domani...saranno
usciti si e no dieci minuti fa!"
"Capiiito...ora se non ti dispiacew io..."
"ALT!" disse il vecchio, tendendo la spada sulla spalla del giovane,
che si bloccò all'istante, terrorizzato all'idea di un'allenamento di
kendo di primo mattino.
"Ehm...si?" disse, con voce d'angelo.
"rei ti ha preparato la colazione, prima di uscire! L'ha tenuta al caldo,
per cui vai e mangia..."
"Non me lo faccio certo ripetere due volte!" disse, con gli occhi
che brillavano.
"...che dopo ci si allena!" concluse la frase, con un sorriso.
"..Splendido...Vado a mangiare, va..." fece, senza controbattere la
decisione del nonno.
Avrebbero anche potuto svegliarlo...Non erano mica due fidanzatini per voler
uscire da soli, senza la candela tra le scatole...
Beh, almeno Rei gli aveva lasciato la colazione pronta.
Passo passo rientrò in cucina, dirigendosi verso i fornelli e trovando
il suo caffellatte con pane e marmellata di lamponi. Impugnò il vassoio
e, facendo attenzione a non rovesciare tutto sul pavimento, si sedette al suo
solito posto, fissando due quello vuoto al suo fianco per poi cominciare a mangiare.
"Mh...finalmente sabato..." borbottò col sorriso sulle labbra,
mentre cominciava a spalmare la conserva sul pane tostato, per poi...azzannarlo
con pacata voracità. Effettivamente, anche se la scuola era iniziata
da qualcosa come un mese, si sentiva già stufo della situazione in cui
si trovava.
Troppo studio, troppe emozioni, troppo tutto!
Non aveva la testa, per studiare. Ma d'altro canto non l'aveva mai avuta. E
quell'anno più che mai.
Come poteva concentrarsi sui libri, quando i suoi pensieri erano rivolti altrove?
Molto altrove...?
Era inutile, pensò, sottolineando il tutto con un sorriso ironico.
Un anno non era sufficiente a dimenticare tutto quello che era successo in un
tempo indeterminato, specie se gli avvenimenti accaduti si erano interrotti
di botto...
Mandò giù un altro boccone, osservandosi attorno, stordito dal
sonno, poi spalancò la bocca in uno sbadiglio enorme.
Si rese contro che le palpitazioni non erano diminuite per niente. Era irrequieto.
Ma non riusciva a spiegarsi perché...
Afferrò la tazzona, mandando giù fino all'ultimo goccio il caffellatte
poi, lasciando tutto come si trovava, si alzò dal tavolo, correndo al
bagno per darsi una rapida lavata e deviare in camera da letto dove, con la
velocità di un ghepardo, si infilò maglia e pantaloni ed incalzò
le scarpe, zampettando fuori casa su un piede.
"Nonno, io vado a fare un giro!" disse, sistemando finalmente l'altra
scarpa e prendendo a camminare come un normale essere umano.
"Ma..e il kendo?"
"Dopo nonno, dopo! Ciao!!" e scappò via, senza buttar neanche
un'occhiata curiosa sul viso del nonno, ormai rassegnatosi a continuare da solo
i suoi adorati allenamenti.
Appena fuori dal portico, riprese a camminare normalmente mentre, con passo
spedito, si dirigeva al parco comunale, con tutta l'intenzione di godersi una
tranquilla passeggiata solitaria.
Sorpassato il ponte dei ricordi, così da lui ribattezzato, raggiunse
finalmente il luogo pubblico dove poté constatare di non esser stato
l'unico ad aver avutola brillante idea di recarsi ai giardini.
Ma la cosa non lo infastidì più di tanto.
Fece qualche passo lungo il viale alberato, rischiando di essere investito più
volta dai bambini che gironzolavano in bicicletta, colpevoli di rubargli più
sorrisi, poi si lasciò andare su una panchina di legno verde, spalancando
le braccia e facendo aderire tutto il corpo dalla vita in su al poggiaschiena.
Tirò la testa all'indietro, osservando fli alberi di ciliegio che perdevano
lentamente i piccoli petali rosa.
Che strano, guardare il mondo a testa in giù.
Cacciò una mano nella tasca, frugandovi per qualche secondo, poi estrasse
il suo compagno di squadra, rizzando il braccio e fissando il piccolo oggetto,
che si stagliava contro la luce del sole.
"Ti manca Succhan, vero Seiryu?"
Il chip brillò, in segno affermativo.
"Manca anche a me...anche a me..." sussurrò, rimettendosi in
posizione eretta e giocherellando un po' col suo bey fra le mani.
E dire che fino a pochi anni prima immaginava la sua al fianco della fenice
per sempre.
Non ne poteva fare a meno all'ora...così come non poteva adesso...con
l'unica differenza che si era dovuto rassegnare e adattare alla situazione.
Ormai non sperava più nel rivedere quel dannato russino...tantomeno sperava
di essere ancora parte, anche solo in diretta, della sua vita.
Kai era un ragazzo tremendamente popolare, sicuramente non aveva avuto problemi
a trovare un nuovo patner da fare impazzire, così come a suo tempo aveva
fatto con lui.
Ma d'altro canto, anche lui aveva incorciato molte pretendenti, a cui diceva
sempre e categoricamente di no.
"Purtroppo" si sentiva ancora sentimentalmente legato a Kai, e di
certo non credeva alle tipiche fandonie sullo stile "Una nuova relazione
ti aiuterà a dimenticare quella appena conclusa".
Escludendo il fatto che Kai non gli aveva mai e poi mai dato motivi di dolore,
l'unica sofferenza che aveva nel cuore era quella di non potergli stare vicino
in ogni momento...L'unica sofferenza che ancora lo teneva legato a lui.
Che poi Kai stesse con un'altra persona, questo era tutt'altro discorso.
In fondo, cosa poteva pretendere?
Rimise Dragoon nella tasca dei pantaloni, riabbandonandosi alla panchina eosservando
il cielo azzurro dietro le piccole foglie rosa, che planavano poi sul pavimento
ormai color caramella.
Gli scappò un soriso ironico.
Sperava sempre nella felicità di entrambi, lo aveva sempre fatto.
Beh, sperava che Kai fosse felice, ovunque e con chiunque fosse.
Era inutile farsi false speranze.
Sentì qualcosa tirar la sua giacca senza preavviso e sussultò,
spaventato. Sollevò lentamewnte la testa, guardandosi attorno.
Nessun'anima viva.
Ma in compenso sentì ancora tirare e stavolta guardò verso il
basso, stupito.
Un bambino?
"Mh? Ciao piccolo!" fece, rimettendosi nuovamente composto e sorridendo
al piccolo che, nonostante ciò, non fece una piega, ma portò in
avanti le mani, che reggevano un beyblade giallo smontato.
"Oh, un bey! Vuoi..che te lo sistemi?" chiese, poggiando il viso su
un dito. Il bambino annuì vigorosamente, arrosendo un poco, poi si lasciò
prendere il gioccatolo dal ragazzo, che poggiò i pezzi sul suo grembo.
"Allora...vediamo un po'..." disse, prendendo in mano la base e la
zavorra. Sotto lo sguardo curioso del bambino, Takao cominciò a trafficare
con i piccoli gingilli, dando una spolverata mentale alle lezioni di Kyoujyu
sulla manuntenzione del suo Dragoon.
Guardò perplesso la futura trottola, poi il suo proprietario e, battendo
una mano sul posto accanto al suo, disse:
"Io sono nato per lanciare 'sti cosi, non per assemblarli...ma dato che
mi stai simpatico farò del mio meglio, ok?"
Il bambino annuì con un sorriso candido, poi si sedette al fianco del
giapponese, osservando il suo lavoro mentre le gambe ciondolavano nel vuoto.
Cercò per l'ennesima volta di sistemare l'anello d'attacco nella giusta
posizione, quando udì un campanello di bicicletta che si avvicinava sempre
più, fino a fermarsi davanti a lui.
"Ehi, non toccarglielo!" disse una voce squillande, che lo distrasse
dal suo lavoro.
Un'altra bambina?!
"Ehm, cosa..?" rispose lui con una domanda, strabuzzando gli occhi.
"Il beyblade! Piange se glielo prendi!"
"Ma..non gliel'ho preso io, è stato lui a darmelo!"
La piccola osservò il suo amichetto, concetrato sul bey, per poi spostare
il suo sguardo sulle mani di takao, sfiorando l'oggetto con un dito.
"Cosa stai facendo?" chiese, con innocente curiosità.
"Sto tentando di assemblare il bey, no?" disse, come se fosse la cosa
più ovvia del mondo.
"Assemblare?"
"Si...mettere assieme i pezzi, ecco!"
"Oh...e lo sai fare?"
Takao riprese in mano la zavorra e l'anello, dicendo:
"Beh, so montare solo il mio, ma non dovrebbe essere tanto diverso....credo..."
I due bambini stettero ad...ammirare l'operato del blader giapponese quando,
dopo una decina di minuti (e Takao sei proprio una schiappa...-.-* nd.Nari),
un leggero click decretò la fine dei lavori e la rinascita del beyblade.
"Bravo!!" fece la bambina, saltellando e battendo le mani.
"Eheh, grazie! - Si grattò la testa, ridendo imbarazzato - Beh,
ora puoi anche provare a lanciarlo!"
Takao porse la mano col bey al bambino che, arrossendo, afferrò l'oggetto
e lo applicò al caricatore.
Alzatosi in piedi e infilato il laccio, lo tirò, facendo roteare perfettamente
il bey al suolo.
"Non si smonta!"
"Logico, sono un genio!"
"Ma se prima hai detto che non sai assambare un bey!"
"Si dice ASSEMBLARE, piccola.." disse, cercando di sviare l'argomento.
"Vero..." disse, mentre si perdeva nell'osservare i giri di trottola.
Sorrise, soddisfatto del suo lavoro, per una volta tanto ben fatto, poi fece
qualche passo, allontanandosi dai due.
"Dove vai?"
"Ho delle monete che stressano...vi va un gelato?"
"Siii!!!" fece lei, mentre il bambino raccoglieva il suo gioccatolo,
sorridendo gfelice.
Il piccolo gruppo si avvicinò al chiosco sotto il grande ciliegio, dove
Takao saluto il giovane commesso, vecchio compagno di scuola.
"Takao, ciao!"
"Ciao Toji!! Tanto lavoro oggi, eh?"
"Già! Per esser già ad Ottobre, questa è una giornata
piuttosto primaverile...in due ore hjo venduto un sacco di bibite e un bel po'
di gelati!"
"Bravo ragazzo...giusto per stare in tema, mi prepari due coni al cioccolato
e una lattina di coca-cola?"
"Ok, ma...due gelati? Il tuo stomaco non si accontenta di uno solo?"
"Non sono per me, sono per i bambini!
"HAI DEI FIGLI!?" urlò, sconvolto. metà parco si voltò
verso il chiosco.
"Ma sei scemo?! - sbraitò come una donnicciola, mentre tappava la
bocca al giovane - Certo che no!!"
"Ah, già...vero che tu..." sussurrò, divertito. Takao
inarcò un sopracciglio, fulminandolo e lasciandolo andare a malincuore.
"Davvero, davvero divertente, Toji..."
"E dai, che scherzavo!"
"Tsk..."
"Per farmi perdonare, i gelati te li offro io, ok?" disse, con un
largo sorriso.
"Mh, affare fatto..." rispose, ricambiando il gesto, ma dimenticando
nel giro di due secondi che cosa l'amico gli avesse proposto.
Toji era uno dei pochi a sapere della sua vecchia relazione col russo dai capelli
bicolore. Takao era sempre stato un suo caro amico, e i due non erano soliti
a nascondersi le cose, specie quelle importanti.
Takao osservò l'amico indaffarato nel preparare i coni sorridendo, ringraziandolo
mentalmente per il suo sostegno morale.
Probabilmente, se non fosse stato per lui, l'aiuto di Rei e gli altri non sarebbe
bastato.
"Takao? Takao!!"
"Mh..? Si?" fece, destandosi di colpo.
"Tutto bene?" fece, inarcando un sopracciglio.
"Si, si..tutto ok!"
"Mh... - fece, perplesso - Beh, tieni i gelati e la cola!"
"Quant'é?"
"...Ma mi ascolti quando parlo?! Ho detto che offro io! Non preoccuparti!"
fece, allungandosi sul bancone e dando una vigorosa pacca sulla spalla di Takao,
che quasi cadde a terra.
"Ohi...Grazie! Ok, allora..ci vediamo, To-chan!" disse, facendogli
una linguaccia.
"....Non...chiamarmi...To-chan!"
"..Gné gné! Ciao, Toooo...chan!!"
"DANNATO TAKAO!!" disse, sollevando il pugno e sventolandolo all'aria,
mentre Takao, imboscata la cola in tasca, prese i due gelati per poi andare
dai due bambini.
"Eccoti!" disse la bambina, allungando le mani sul suo cono.
"Ehehe, scusate il ritardo! Beh, per me è ora di tornare a casa..."
"Di già? Peccato..." esclamò lei, imbronciando il viso.
"Su, tornerò, un giorno!"
"Ok..promettilo!"
"Va bene, promesso..." (l'ultima volta che hai detto questa frase
è stato ad un cane, e dopo 10 minuti ti han violentato, tesoro...ùù
n.d.Nari)
"Ok! Ciao signore!"
"Ciao bim...SIGNORE? Ma io non sono vecchio...!"
"E allora cosa sei?"
"CHI sono, non cosa...E, beh, sono Takao! Ma ora è davvero tardi,
ciao!"
I due bambini salutarono con la mano, poi Takao si allontanò da loro,
dirigendosi verso l'uscita e ripercorrendo la strada all'indietro mentre sorseggiava
la cola.
Era proprio una bella giornata d'autunno...Il sole aveva appena scoccato la
decima ora, alto nel cielo terso e azzurro, di una rara bellezza, difficilmente
osservabile nel mese di Ottobre.
Nel giro di dieci minuti, disfatosi della lattina ormai vuota, il ragazzo raggiunse
la villa imperiale, entrando a passi lenti nella paura di vedere suo nonno aggredirlo
all'improvviso con la cara katana di famiglia.
Percorse il vialetto di pietre, raggiungendo la porta d'ingresso e aprendola
lentamente, vedendo una scena alquanto bizzarra.
Max, con addosso una felpa che poteva benissimo stargli due volte e i jeans
hip hop, molleggiava sulle gambe, battendovi sopra le mani e cantando a squarciagola,
le cuffie sulle orecchie, ma con la melodioa perfettamente udibile, così
come le parole. Il tutto in mezzo alla stanza, da dove si poteva benissimo udire
il tumore di un aspirapolvere in funzione.
"Ehm..."
"Y'll gone make me lose my mind...up in here, up in here..." fece
l'americano..per tutta risposta...
"...Io sarei a casa..." disse, mentre con gli occhi prima e con la
testa poi, seguiva i movimenti del biondino, che continuava a cantare. (n.d.nari.
*La canzone che Max canta felicemente è"Party Up(Up in here) dei
DMX!*ç* Grazie Ely per avermela fatta connere!*ò*)
"..Up in here...I'll gone make me act the fool, Up in here, up in here..."
"Ok, è una battaglia persa in partenza...proviamo in un'altro modo..."
Si avvicinò al compagno, senza che lui se ne accorgesse poi, agitando
le dita a mezz'aria per qualche secondo, si avventò sui fianchi del biondino,
spaventandolo prima per dare il via poi una ridarola scatenata.
"Aiutoo!! AhHAHahah....B-Basta....Ihihihih...!!"
Takao abbandonò un fianco, mentre levava le cuffie dalle orecchie del
ragazzo, ormai in ginocchio e con le lacrime agli occhi.
"Ma ciao, bunny!" fece, cessando l'attacco.
"Ahaheh....Takao!"
Il biondino si attaccò come una ventosa alle sue gambe, facendogli perdere
l'equilibrio per poi farlo capitombolare a terra.
"Eheh, ciao!" ripeté.
"Welcome back!! - disse a voce alta - Quando sei tornato?"
"Un'ora fa..."
"Davvero?!" disse, stupito.
"...no!" rispose, con una linguaccia. Max si avventò sul suo
collo facnedogli le fusa. (... n-.d-tutti)
"Beh, non importa!"
"Ehehe...Rei?"
"E' in palestra...sta facendo pulizie!"
"Mh..l'avevo stranamente capito...-disse ironico - a che ora siete tornati?"
"Alle nove e mezza, più o meno..." disse, abbassando lo sguardo
sul lettore per spegnerlo.
"Comunque, potevate svegliarmi..."
"Rei voleva, ma dormivi così bene..."
"Mah..." fece, voltando il viso.
"E' veroo!!" piagnucolò.
"Lo so.."
"Ehehe!"
Takao si piegò sulle ginocchia, rialzandosi in piedi per poi dare una
mano all'amico per mettersi in posizione verticale, dopo di che, assieme entrarono
nella stanza affianco, dove Rei, accortosi dei due, spense l'aspirapolvere,
sorridendo.
"Ehilà, Takao!"
"Ciao Rei! Al lavoro di primo mattino, come sempre.."
"Rei is a good kitty, isn't he?" buttò lì Max, accapparrandosi
il sorriso dei due.
"Grazie Max! Beh, la polvere rotolava felicemente già da un po'
di tempo, per cui..." fece, imitando la polvere con le dita.
"Oh..beh, allora buon lavoro!"
"Ho finito!" disse, facendo spallucce.
"Wow! Abbiamo flash in casa, ragazzi! Ci concedi un autografo?"
"..Devo ridere?"
"Se proprio insisti..."
"Allora non riderò!" disse, inarcando un sopracciglio.
"Peccato." piagnucolò.
"Mh..beh, comunque sia, ora la palestra è pulita, per cui dì
pure a tuo nonno che può accomodarsi dentro, se vuole!" fece, recuperando
il sorriso.
"NO!"
"No?" dissero i due all'unisono.
"No!"
"Ma perché?"
"Perché se mi vede, mi costringe ad allenarmi con lui!" disse,
sconvolto.
"Ma Rei, se non gli va, non gli va!" disse Max, prendendo le difece
del giapponese.
"Oh, Max, ti amo!"
"Thanks!" disse, abbasando la voce, mentre il suo volto diventava
leggermente rosato.
"Mah, fate un po' come vi pare..io devo prepararmi per uscire..."
"Oh, passa Liu?"
"Si...ha detto che voleva far compere e voleva un po' di compagnia..."
rispose il cinesino, guardando il soffitto e sospirando.
"Oh, poor kitty..." sogghignò il biondino, battendo pacatamente
la mano sulla spalla del compagno.
"Beh, ne approfitterai per fare un po' di sollevamento pesi!" esclamò
Takao.
"Già..." disse, fulminandolo con lo sguardo.
"E dai, povera ragazza, non è mica come le sgallettate che girano
ai centri commerciali!"
"Su questo non ti do torto!" concordò Max.
"E comunque, su, muoviti! Non vorrai mica far aspettare la tua principessa?"
"Non sia mai! Vado!"
Rei ripose l'aspirapolvere nel ripostiglio della palestra per poi uscire dalla
stanza ed imboccare il corridoio della sua camera.
Il silenzio piombò lentamente nella stanza.
Takao si sfilò lagiacca dalle spalle, appendendolo all'appendiabiti,
mentre sentiva sulle spalle un leggero formicolio, percependo lo sguardo di
Max.
"..Max, che c'é?"
"...Sei strano, che hai?" disse, a bassa voce.
Takao sussultò lievemente, poi si girò, cercando di mantenere
il sorriso sulle labbra.
"Niente Max! Perché mai dovrei avere qualcosa?"
"....Non so, è come se stessi..nascondendo qualcosa...se hai qualche
problema, io..."
"Non preoccuparti, solo che questa mattina ho avuto di che pensare..."
disse, distogliendo lo sguardo da quei due pozzi azzurri.
"...Kai?"
Non poté evitare di sussultare ancora.
Ma cosa dimanie aveva, uno specchio al posto del viso?!
"Beh..."
"Takao..."
La sua voce si fece d'improvviso più fredda, ferma e decisa. Takao si
sentìmesso in soggezione, quasi costretto a recuperare il contatto visivo
con il biondino, che ora lo guardava con aria di rimprovero.
"Devi smettere di pensare a lui. Così soffri e basta. Devi dimenticarlo,
lasciar stare tutto, e cominciare a pensare che esistono altre persone, all'infuori
di lui! C'è gente che sta soltanto aspettando di poter avere una possibilità
con te..."
Takao vacillò mentalmente per qualche secondo. Che diamine gli era preso?
Non era da Max fare discorsi del genere, specie quando solo qualche mese prima
era lui stesso a dire che un giorno o l'altro Kai sarebbe tornato da lui.
E adesso gli chiedeva di dimenticarlo...?
"M-Max..."
"Scusa...ma dovevo dirtelo..."
L'amerciano gli voltò le spalle, camminando lentamente verso l'uscita
che postava al giardino, e quando fu solo, Takao si affacciò alla finestra,
ad asciugarsi qualche lacrima, senza sapere che, poco distante da lui, due persone
stavano osservando lui e i suoi compagni.